Una distopia bellica molto attuale
Visto l’incedere adrenalinico della narrazione, visti i numerosi ammiccamenti cinefili, considerata anche l’iper-violenza che dal filone bellico tende a sfociare nell’horror, c’è il serio rischio che Onslaught – Assalto finale possa essere scambiato per un B-Movie più o meno riuscito. E invece è molto di più.
Sin dalle battute iniziali, il buon Adam Wingard (cui si devono, tra l’altro, blockbuster tutt’altro che disprezzabili come Godzilla vs. Kong e il successivo Godzilla e Kong – Il nuovo impero) intende affermare come vi sia una riflessione, che precede il poi prevedibile susseguirsi di sequenze adrenaliniche, feroci, traboccanti sangue. E tale spunto teorico corrisponde proprio al preliminare montaggio di scene che sembra alludere al dilagare di soluzioni spietate, devastanti, brutali, negli attuali rapporti tra gli Stati e in fondo tra le persone stesse. La guerra come massacro indiscriminato. Si percepisce in ciò una giustificata sfiducia nell’essere umano affine, ce lo lo concedano coloro che di fronte al suo nome sono soliti storcere la bocca, a quanto aveva saputo almeno in parte esprimere Uwe Boll nel sottostimato Seed, horror del 2007 tanto bestiale e selvaggio quanto carico di sconsolate, amare conclusioni sul corso attuale dell’umanità.
Quel che in seguito si sviluppa è comunque un action di ambito militare, che pone al centro di grandguignolesche avventure una squadra di supersoldati geneticamente modificati, frutto di un esperimento fuori controllo, la cui evasione da una base governativa segretissima (dove soldati e personale scientifico fanno ovviamente una gran brutta fine) fa sì che nel deserto del New Mexico avvenga una strage dopo l’altra. Ma se la lucida follia dei combattenti mutati si propone quale possibile allegoria di un contesto bellico, soggetto specie in questi ultimi anni a una ulteriore, progressiva disumanizzazione, ciò che risulta sconcertante e sconvolgente è anche l’atteggiamento delle autorità, poco o nulla sensibili alla perdita di vite umane, pronte quindi a insabbiare tutto. Lo ribadiranno anche i – curatissimi – titoli di coda. L’elemento destinato a scompaginare il quadro testé descritto, introdotto e inquadrato assieme ad altri soggetti marginali che tirano a campare in quel limbo desertico, è un’ex cecchina dell’esercito americano intenzionata a vendere cara la pelle, pur di proteggere sua figlia e respingere quel sanguinoso assalto. Ad impersonarla la tostissima Adria Aryona, star di Andor, in un cast che vede brillare anche Dan Stevens, Rebecca Hall, Drew Starkey, Michael Biehn, Reginald VelJohnson, Alex Pereira ed Eric Wareheim.
In Onslaught – Assalto finale sono poi le musiche “un po’ alla Carpenter”, certi personaggi vagamente “kubrickiani” (il mad doctor nazistoide) e il ritmo incalzante dell’azione a rendere tale lungometraggio un action movie con l’anima, teso, cupo, ma latore anche di una morale spietata che coinvolge l’intera società.
Tra una sparatoria e l’altra, con le scene in notturna a segnalarsi per intensità e crudezza, il fattore necessità che spinge a un certo punto alcuni dei militari psicotici a impugnare un’ascia o una motosega, citando neanche troppo cripticamente classici come Non aprite quella porta, introduce infine quella nota orrorifica che rende ancora più sapida la visione del film.
Stefano Coccia









