Olliver Hawk

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Sotto ipnosi

Decisamente intrigante l’idea alle base del lungometraggio diretto dal finlandese Arthur Franck. In tempi in cui il cosiddetto mockumentary (cioè falso documentario) si è ormai ben radicato nell’immaginario cinefilo, ecco cogliere al balzo l’opportunità di effettuare il passo successivo, ovvero girare un vero documentario talmente incredibile e paradossale da sembrare finto. Alzando così l’asticella sulla vera questione inerente al cinema della verità: informare senza interpretazioni di sorta oppure ricostruire in modalità anche arbitraria, se necessario?
Olliver Hawk – presentato nella sezione Visti da Vicino al trentanovesimo Bergamo Film Meeting – esamina la figura, realmente esistita, di Olavi Hakasalo, autonominatosi primo ed unico ipnotizzatore dell’intera Finlandia. Franck dimostra una certa abilità nel condurre il film sin dalle primissime sequenze nei territori della più totale ambiguità. Hakasalo – il cui nome d’arte era per l’appunto quello di Olliver Hawk – si descrive e viene descritto come un uomo di estrema presunzione, accostando il suo lavoro nientemeno alla figura di Gesù, a proprio dire il più grande “ipnotizzatore” dell’intera Storia dell’Umanità. Filantropo in grado di lenire le ferite interiori di coloro che si affidano alle sue cure o piuttosto banale truffatore in perenne ricerca di gonzi da spennare? Il documentario non offre alcuna risposta aprioristica, lasciando assoluta libertà di giudizio allo spettatore. Impossibile però negare l’estrema fascinazione della figura di Hakasalo; anche perché, oltre ad una sommaria illustrazione della sua personalità debordante, con piccole/grandi perversioni sessuali incluse nel pacchetto, ad un certo punto la sua vita prende una svolta decisamente imprevista, facendo diventare Olliver Hawk quasi una specie di thriller politico sulla falsariga del celeberrimo La conversazione di Coppola (1974). Hakasalo infatti sostiene di essere stato contattato dall’entourage dell’allora Presidente finlandese Urho Kekkonen – il più longevo presidente del paese scandinavo, rimasto in carica per oltre venticinque anni, dal 1956 al 1982 – allo scopo di utilizzare le sue “tecniche” per fermare la forte ascesa del populista Veikko Vennamo, leader del fantomatico Partito Rurale, intenzionato a conquistare la maggioranza dei voti in Parlamento. Un velo di mistero impossibile da sollevare compiutamente sulla vicenda ma che di certo porta alla fine della carriera di Hakasalo, letteralmente soffocato da una rete spionistica assai potente e determinata a ricondurlo ad un assoluto silenzio sulla questione.
Scorre dunque parecchio cinema, nel senso più ampio e simbolico del termine, nel corso di Olliver Hawk, epilogo incluso. Costruito formalmente da Franck come si trattasse di un lungo cinegiornale d’epoca. La ricostruzione veritiera e quella, presumibilmente, fantasiosa, costituiscono un labirinto in cui diviene veramente difficile orientarsi. Fornendo così l’esatta dimensione di come la realtà quotidiana, da qualsiasi latitudine si esamini, possa risultare costantemente ingannevole, anche a prescindere dalle fake news da cui al giorno d’oggi siamo perennemente circondati. Anche per questo motivo Olliver Hawk appare come un documentario il quale, anche oltre le proprie intenzioni di partenza, finisce con l’assumere una statura quasi filosofica, a maggior ragione se rapportato alla società contemporanea.
Un valore aggiunto decisamente da non trascurare per un’opera del tutto meritevole di visioni multiple e successivi approfondimenti.

Daniele De Angelis

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