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Nino Benvenuti, un campione per amico

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VOTO: 8,5

L’eroe sportivo istriano in un ritratto pressoché unico, personale, vibrante

Lo scorso 4 dicembre, presso la Sala Fellini della Casa del Cinema di Roma, ha avuto luogo la prima proiezione pubblica, rigorosamente a inviti di Nino Benvenuti, un campione per amico. Alla presenza di importanti personalità non soltanto dello sport, ma della società civile. Si è trattato indubbiamente di una mattinata densa di emozioni, alcune delle quali legate anche alla genesi così particolare del documentario: l’autore del film, il siciliano Gianni Virgadaula (già artefice del pregevolissimo Lèmuri, il bacio di Lilith), può non soltanto essere definito un ammiratore e un biografo del leggendario pugile, cui in tempi recenti aveva pure dedicato un libro (che lo stesso campione aveva letto avidamente e poi custodito con cura, come testimoniato in sala dalla figlia Nathalie Bertorello), ma di Benvenuti era per l’appunto amico. E non a caso la seconda parte di tale lavoro, la cui struttura propone un miracoloso equilibrio tra un ritratto “in soggettiva” del protagonista e una documentazione estremamente ampia, sfaccettata, della sua vita e delle sue imprese sportive, abbonda di scene preziose e pressoché inedite conservate gelosamente dal regista stesso, chiamiamolo pure un piccolo “archivio personale” (da aggiungere quindi a quegli cui si è attinto ampiamente per la realizzazione: Luce, Teche RAI, Unione degli Istriani, eccetera), come ad esempio le immagini di un Benvenuti ritiratosi da tempo dall’attività agonistica che duetta simpaticamente sul ring col cineasta stesso, al quale i guantoni non erano di certo estranei, essendo stato in gioventù un più che discreto pugile dilettante. E ad aggiungere un tocco di pathos in più all’intera operazione va aggiunto il fatto, di per sé dolente ma testimoniato in prima da persona da chi scrive, invitato a suo tempo a far parte del comitato scientifico di Nino Benvenuti, un campione per amico, che il segmento romano delle riprese si era concluso da poco quando è stata diffusa la tragica notizia della scomparsa di Benvenuti, cui si voleva inizialmente rendere omaggio in vita. Adesso lo si farà attraverso il ricordo.

Non meno vibranti, oltre a quelle della già menzionata Nathalie Bertorello e ovviamente di Gianni Virgadaula, le testimonianze proposte in sala dagli altri ospiti e relatori dell’incontro: Adrio Zannoni del comitato Lazio della Federazione Pugilistica, il presidente del CONI Lazio ossia Alessandro Cochi, Michela Pellegrini responsabile marketing della Federazione Pugilistica Italiana, Simona Pellis coordinatrice dell’Unione degli Istriani per il Lazio, Massimiliano Lacota presidente dell’Unione degli Istriani, il segretario del Comitato Tricolore degli Italiani nel Mondo ovvero l’Onorevole Roberto Menia (cui va inoltre attribuita, in ambito politico, la paternità del Giorno del Ricordo) e il campione olimpico della marcia Abdon Pamich, conterraneo del Nostro. I loro interventi hanno peraltro anticipato molti dei temi indagati poi con dovizia di particolari dal film, di cui è stata del resto proiettata la versione estesa che supera l’ora e mezza, laddove si può ipotizzare in futuro e in contesti distributivi differenti l’adozione di durate più brevi: i successi sportivi di Nino Benvenuti, la sua orgogliosa rivendicazione dell’origine istriana e delle drammatiche traversie che la propria famiglia (al pari di tante altre famiglie italiane scacciate dalla loro terra) dovette attraversare, il generoso prodigarsi in attività sociali tra i quali vanno persino annoverati, episodio non così noto al grande pubblico (ma testimoniato qui anche da Silvia Guidi, giornalista del servizio culturale de L’Osservatore Romano), i tanti mesi trascorsi in India come volontario in un lebbrosario.

Tornando ai pregi di Nino Benvenuti, un campione per amico, lo si può definire intanto non un documentario classico, ma un docu-film dal taglio assai creativo in cui alla documentazione fotografica e audiovisiva, alle numerose interviste a glorie nostrane del pugilato (tra i vari campioni, anche Emiliano Marsili ed Emanuele Blandamura) e ad addetti ai lavori di vari ambiti s’alternano, sullo schermo, brevi segmenti di finzione che grazie alle tonalità così “vintage” della fotografia e all’approccio elegante, garbato, riescono ad esprimere tanto il saldo legame con la boxe sperimentato dal regista durante la propria formazione umana e professionale che certi momenti decisivi, importanti nella così intensa, volitiva esistenza del grande pugile istriano; come pure, volendo, nei diversi contesti socio-politici da lui attraversati e qui rievocati con grande attenzione alla Storia patria; si va quindi, nella parte di finzione, dalla drammatica rievocazione delle Foibe e del martirio di Norma Cossetto ad altri frangenti ricordati con affetto, con delicatezza, come i primi passi sul ring di un Benvenuti all’epoca giovanissimo o come il Virgadaula bambino svegliato in piena notte dal padre, per fare un tifo accanito e vivere in notturna la radiocronaca dello storico match con Emile Griffith al Madison Square Garden; il tutto intermezzato da frequenti richiami del regista, notevole cinefilo e Storico del Cinema, alla vita culturale del paese e soprattutto all’incidenza della settima arte nell’immaginario collettivo, aspetto quest’ultimo ribadito pure dalla partecipazione diretta di Pupi Avati alle riprese, col memorabile racconto del Maestro inserito nella primissima parte del film a dimostrazione delle sue ben note doti affabulatorie.

Stefano Coccia

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