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Buen camino

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VOTO: 5,5

Vamos!

Le festività natalizie sono da decenni terreno di dispute cinematografiche al box-office tra pellicole che si sfidano a colpi di incassi e numero di biglietti venduti. Quelle del 2025 non sono da meno, con il ritorno sul grande schermo, a cinque anni di distanza da Tolo Tolo, del record man Checco Zalone, all’anagrafe Luca Medici, che con tutta probabilità riuscirà, almeno in Italia, a rompere le uova nel paniere di James Cameron, contrastando l’avanzare ai botteghini del nuovo spettacolare capitolo della saga di Avatar. Il sesto film dal titolo Buen camino, co-scritto, diretto e co-montato da Gennaro Nunziante, in uscita con Medusa in mille copie circa a partire dal 25 dicembre, segna il ritorno della coppia artistica formata dal comico e dal regista pugliesi dopo una pausa di quasi un decennio e l’esperienza in solitaria del primo. Un regalo sotto l’albero, questo, che non può non fare piacere gli amanti del duo, anche se come vedremo il risultato è decisamente in tono minore, privo di quel feroce mordente e di quella carica dissacrante che avevano caratterizzato i lavori precedenti.
In Buen camino, Checco è figlio unico di Eugenio Zalone, un ricchissimo produttore di divani del nord. Spiaggiato in piscina nelle sue ville lussuose, un numero imprecisato di filippini a servizio, una giovanissima modella messicana come fidanzata, vacanze sul suo yacht in compagnia di amici con i quali condivide la passione del non voler lavorare; si direbbe una vita davvero invidiabile visto che non gli manca niente ma proprio niente. Anzi no. Qualcosa gli manca. È la figlia minorenne Cristal, chiamata così in onore delle famose bollicine francesi, scomparsa all’improvviso senza lasciare traccia. Chiamato d’urgenza a Roma dalla ex moglie Linda si ritrova per la prima volta ad affrontare le responsabilità della sua paternità provando a cercare la ragazzina, compito parecchio complicato visto che di Cristal e della sua vita non sa assolutamente niente. In suo soccorso giunge però Corina, la migliore amica di Cristal, che Checco riesce a corrompere e farle confessare che la figlia è partita per la Spagna. Per fare cosa? Scoprirà raggiungendola che Cristal ha deciso di percorrere da pellegrina il cammino di Santiago di Compostela, 800 chilometri da camminare a piedi alla ricerca di un senso per la sua vita, una distanza immensa da percorrere che Checco giudica folle ma che suo malgrado sarà costretto ad intraprendere. Per sentieri assolati, montagne fredde e piovose, passando per piccoli paesi sperduti, mangiando quel che capita e dormendo in ostelli fatiscenti e carichi di pellegrini, Checco proverà a ricomporre la sua relazione con Cristal. L’impresa ha dell’impossibile ma un viaggio si sa può cambiare la vita e renderla ricca per davvero.
Ritroviamo Medici nei panni del suo celebre alter-ego, quelli di un Checco cinquantenne alle prese con problemi di prostata in una vita agiata e comodissima, ben lontana dal vorrei ma non posso della condizione economica in cui versava il suo personaggio in Sole a catinelle, un padre che prova a fare vivere al figlio Nicolò una “vacanza da sogno” nonostante la grande recessione che lui e altri, tra cui sua moglie, stanno vivendo. C’è ancora il rapporto genitoriale e generazionale al centro del plot come nel film del 2013, oltre alla serie di frecciate scagliate contro i vizi, le cattive abitudini, le furbe scorciatoie e le mostruosità del presente storico e della Società odierna (quelli visti ad esempio, con lo Zalone e il Nunziante dell’oggi chiamati a ricalibrare il tiro per provare a colpire più bersagli possibili. Lo fanno liberando nell’odierno contesto quella mina vagante che in termini di humour nero intelligentemente politically incorrect sappiamo essere potenzialmente esplosiva e dannosa quando non spara colpi a salve come in questa occasione. Contesto che come lascia intuire il titolo è il cammino di Santiago di Compostela e i suoi 800 km da percorrere a piedi, tra natura incontaminata, luoghi sacri, di aggregazione, pellegrinaggio spirituale e condivisione. Un contesto, questo, che stride volutamente rispetto alla figura superficiale e volgare impersonificata dal protagonista, che farà da cornice perfetta all’immancabile percorso di trasformazione di un uomo e di un padre. E in tal senso, Buen camino è un doppio romanzo di formazione che riguarda sia il Zalone adulto che la figlia Cristal, interpretata da Letizia Arnò, con tematiche annesse.
Zalone e Nunziante continuano ad utilizzare la commedia come arma di distrazione di massa e per ammonire e puntare il dito contro tutto e tutti, senza risparmiare niente e nessuno. Peccato che, al netto di qualche battuta e gag riuscite (vedi le scene negli ostelli o del rito della candela) e di altre che provano ad andarci giù pesante come quelle su Gaza, l’11 settembre. Schindler’s List e il bullismo, l’esito nel suo complesso appare piuttosto scarico e pigro di idee rispetto a quei primi e folgoranti esordi come Cado dalle nubi o Che bella giornata che hanno saputo conquistare eserciti di spettatori, gli stessi che probabilmente risponderanno anche questa volta alla chiamata facendo registrare alla premiata ditta barese l’ennesimo record di presenze in sala.

Francesco Del Grosso

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