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Moving Mountains

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VOTO: 7

Alla ricerca di un nuovo equilibrio

Milanese di nascita, Andrea Costa ha deciso anni fa di andare a vivere e lavorare in Alto Adige. Insieme a Verena Ranzi, il regista naturalizzato altoatesino ha fondato la casa di produzione TaktFilm, con sede a Bolzano, che da un decennio realizza documentari, video ritratti, interviste e campagne per marchi e istituzioni con l’obiettivo di dare voce a storie della regione attraverso il linguaggio cinematografico. Tra queste c’è anche quella raccontata nel suo ultimo documentario breve dal titolo Moving Mountains, che proprio al Bolzano Film Festival Bozen 2025 aveva debuttato sul grande schermo aggiudicandosi il premio come miglior cortometraggio. Da lì ha preso il via un fortunato percorso nel circuito festivaliero che ha portato l’opera nella competizione nazionale di una prestigiosa manifestazione come quella del Sulmona International Film Festival. Ed è qui, nel corso della 44esima edizione della kermesse abruzzese, che abbiamo avuto modo di vedere e apprezzarla.
Nei suoi lavori, Costa esplora la tensione tra appartenenza, cambiamento e tradizione, raccontando il legame profondo tra le persone e il territorio. Anche in Moving Mountains queste tematiche restano centrali, rappresentando il cuore pulsante di una narrazione che ci conduce al seguito e nell’esistenza di Moussa, un giovane proveniente dalla Guinea, che dopo un lungo e tormentato viaggio migratorio trova casa nel maso di Rita, una contadina che vive in Sud Tirolo gestendo da una parte la fattoria con rigidi principi e dall’altra aprendo il suo cuore alle persone bisognose. Moussa avrebbe voluto fare l’imam, ma ora è contento del lavoro ottenuto. Sta nei campi e con gli animali, la fatica è quotidiana. Tratta Rita come una madre. Nelle serate libere si reca in paese per frequentare gli amici africani. Mantiene i contatti con la donna anche quando inizia un altro lavoro in città. Tra gesti quotidiani, fede e difficoltà, il film approfondisce il senso di appartenenza e il bisogno di famiglia. Lontani per origine, ma vicini nei desideri, i due protagonisti cercano insieme un nuovo equilibrio.
La ricerca e il raggiungimento di questo equilibrio trovano spazio nei trenta minuti che vanno a comporre la timeline di Moving Mountains, al quale fanno da sfondo gli splendidi paesaggi montani della Val Sarentino, che nel racconto partecipano attivamente e non come mere cornici cartolinesche alle dinamiche emotive e relazionali tra le due figure principali. Nel gioco degli opposti e delle differenze osservato e colto nel quotidiano sempre con la giusta distanza, la pellicola ci mostra i punti di contatto e il cammino di avvicinamento affettivo di una madre di sette figli verso un ragazzo al quale impara a volere bene come fosse l’ottavo. Dall’altra parte, il controcampo di e su Moussa si va a focalizzare sul percorso di ritrovamento di sé, ma anche sul desiderio di rinascita di un giovane, di ribellione sana a una condizione che gli sta stretta. Il risultato è un racconto di fatica ma anche di speranza che accarezza le corde del cuore dello spettatore.

Francesco Del Grosso

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