Un viaggio nel tempo ad alto voltaggio musicale
Più di un concerto, più di un documentario, George Michael: The Faith Tour di David Austin e Andrew Morahan è un viaggio nell’universo e nella musica di George Michael, icona pop degli anni Ottanta, scomparsa prematuramente nel 2016.
Nato Georgios Kyriacos Panayiotou, amichevolmente Yog, soprannome coniato dal sodale Andrew Ridgeley, con cui fondò gli Wham!, la band che gli diede il successo mondiale, nel 1986 scelse la propria via: sciolti gli Wham!, scrisse e compose il suo primo album da solista, Faith, che raggiunse ben presto il primo posto nell’ostica classifica statunitense Billboard 200, così come ben quattro dei singoli tratti da esso: Faith, Father Figure, One More Try, Monkey.
Nel 1988 portò Faith in tour, e le due serate di maggio a Parigi furono integralmente riprese, in pellicola 35mm a proprie spese per una scelta qualitativa dello stesso Michael da ogni angolazione, con telecamere che giravano a 360 gradi sul palco, correvano dietro al cantante, mentre altre ancora erano tra il pubblico; lo scopo era di raccogliere e montare il materiale migliore per il nuovo video tratto dall’album, Monkey. Anni dopo, digitalizzando l’archivio di George Michael con l’aiuto di Morahan, Austin si è trovato con oltre trenta ‘pizze’ con più di 600 mietri di pellicola 35mm che testimoniavano le due serate del 1988 al Palais Omnisports di Parigi-Bercy: materiale inedito e di qualità, con l’artista al massimo della forma che irradiava energia ad ogni passo. Considerato che già la parte audio era stata registrata dalla stazione radio NRJ usando il mixer della produzione del tour, Austin e Morahan si sono trovati al centro della ‘tempesta perfetta’: la creazione di un’opera completa, un concentrato delle due serate montate come un unico concerto, che riportasse in sala la magia della musica, dello stile e dell’energia irradiata sul palco da George Michael.
In apertura del film concerto, un cortometraggio originale di Mary McCartney, Finding Faith, riporta alla luce audio e memorie inedite raccolte su nastro, corredate da immagini, anch’esse inedite, dell’era Faith, il periodo 1986-1988; una sorta di “capsula del tempo” rara ed intima, che mostra l’essenza dell’artista e dell’uomo, offrendo una visione nitida e profonda dello stato d’animo di George in questo momento fondamentale della sua vita. Prologo perfetto per il live che, sapientemente restaurato e rimasterizzato dai due registi con l’ausilio dall’archivista cinematografico e specialista del restauro Stefan Beckson, che si è occupato della pulizia della pellicola e la scansione ad alta risoluzione delle bobine originali, e montato ottimamente da Ben Wainwright-Pearce, ha una qualità audio e video impressionante: merito principalmente, per quanto concerne il video, della naturale profondità e risoluzione della pellicola 35mm, come della qualità di fondo di come è stato girato ed illuminato il tutto, con telecamere che usavano lenti da cinema vero e proprio, riprendendo ogni angolazione del concerto, portandolo ad un livello emotivamente intimo. L’audio originale è stato mixato dallo stesso Austin con Chris Porter, inizialmente nello studio di Porterhouse e successivamente all’ Air Lyndhurst Studio Two, dove tutto il materiale di Michael veniva lavorato..
George Michael: The Faith Tour è un’opera qualitativamente ottima, ma è anche un toccante omaggio fatto dagli autori al loro vecchio amico George: “a Yog”, recita la dedica finale; ma è anche un regalo unico e speciale a tutti coloro che hanno amato la sua musica, ai fan degli anni Ottanta, e finanche un modo per i più giovani di scoprire un grande musicista e compositore dalla voce spettacolare, con un timbro caldo e modulato capace di spaziare dal pop al soul al funky. Le immagini e la musica risuonano in sala, mentre lo spettatore si sente parte integrante del pubblico del Palais Omnisports, trasportato con il cuore e con l’anima in un’altra epoca, quando i concerti non si riprendevano con il telefonino ma si vivevano, assaporandone ogni istante con ogni fibra del proprio corpo, sentendone e condividendone l’energia pulsante.
Michela Aloisi









