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Faux Bijoux

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VOTO: 7

Un’audizione “particolare”

Regista assai promettente e di indubbio talento, Jessy Moussallem si è fatta notare nel contesto audiovisivo libanese firmando la regia di diversi videoclip di star nazionali. Per la cineasta nata e cresciuta a Beirut è giunto il momento di fare quel salto di qualità che le permetterebbe di affermarsi anche nel panorama cinematografico, ma per farlo ha bisogno di dare alla luce e consegnare al buio della sala un lungometraggio, al quale secondo voci di corridoio a noi giunte sta già lavorando. Nel frattempo ha iniziato a tastare il terreno così da non arrivare impreparata alla tanto agognata opera prima, frequentando quella palestra utilissima che è la produzione breve, dirigendo Faux Bijoux, un cortometraggio che ha riscosso un discreto successo nel circuito festivaliero internazionale, prendendo parte a kermesse importanti come il Sundance, Tirana, Clermont-Ferrand e Brussels. Nel suo lungo e fortunato tour, l’opera ha naturalmente fatto tappa anche in Italia dove prima ha ricevuto una menzione speciale al Milano Film Fest 2026 e poi ha trovato spazio nel line-up della 44esima edizione del Sulmona International Film Festival.
Faux Bijoux ci porta al seguito di Mireille, una giovane donna di Beirut che promette al fratellino Johnny un’occasione sul grande schermo, trascinandolo a un’audizione di cui, però, sembra conoscere davvero le regole soltanto lei. Quello che per lui appare come un semplice provino in cui deve fingere di essere il figlio di Mireille, si trasforma progressivamente in un’esperienza ambigua, guidata dall’iniziativa e dal mistero della ragazza. Un mistero, questo, del quale però lo spettatore verrà dopo pochissimi minuti subito a conoscenza, non rappresentando di fatto e per volontà dell’autrice un vero e proprio plot-twist. Il ché dunque non rappresenta uno spoiler, poiché l’iniziale elemento mistery viene nell’immediato disinnescato per lasciare spazio ad altre dinamiche narrative e drammaturgiche legate principalmente alle tematiche affrontate, vale a dire la maternità surrogata, la genitorialità e la condizione femminile nella società libanese. Infatti dietro la finta audizione, inscenata da un agente e al quale si prestano tutte le parti in causa, ad eccezione dell’ignaro fratellino della protagonista, si nasconde la proposta da parte di una coppia europea che non può avere figli di una GPA (gestazione per altri), pratica per la quale in Libano vige una proibizione totale sia per quanto concerne la maternità surrogata commerciale che per quella altruistica.
Svelato l’arcano e tolta l’incombenza thrilling, che però resta attiva per alcuni partecipanti alla messinscena (il fratellino e la famiglia di lei), la Moussallem può concentrare le forze su una storia che tratta la tematica in questione con estrema delicatezza, riuscendo a metterne in luce le diverse contraddizioni. Ma Faux Bijoux, allargando strada facendo e con lo scorrere dei minuti il proprio orizzonte narrativo e drammaturgico,si trasforma anche in uno spaccato sulla vita di alcune giovani donne in Libano, sui loro sogni e sulle difficoltà di emanciparsi e guadagnarsi un posto nel mondo. Questo secondo aspetto viene però innestato e non approfondito quanto avrebbe in realtà meritato, risultando appena accennato e affrontato di riflesso. Cosa che invece non si registra per l’argomentazione principale, con l’escamotage della finta audizione che permette al cortometraggio, nell’arco narrativo del racconto, di porre l’accento su un’argomentazione rilevante vista da una prospettiva davvero ben studiata e articolata.
In entrambi i casi tutto riconduce, nel bene e nel male, al lavoro di scrittura della stessa Moussallem, realizzato in stretta collaborazione con Jihad Hojeily. La regia diversamente non mostra incertezze, al contrario mette in mostra qualità, compattezza e decisioni nelle scelte di messa in quadro, alla quale partecipa la fotografia contrastata e materica di Robbie Ryan, ma soprattutto l’ottimo cast, nel quale spicca l’intensità dell’attrice finlandese Seidi Haarla e la bravura della giovane esordiente Maria Shmouri.

Francesco Del Grosso

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