Mezzanotte zero zero

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7.0 Awesome
  • voto 7

I desideri non sono sempre sogni

Un cortometraggio spiazzante. Che è poi ciò che si dovrebbe fare allorquando ci si cimenta sulla breve distanza: trasporre per immagini una buona intuizione narrativa capace di stimolare fino in fondo la curiosità del fruitore. E nel caso di Mezzanotte zero zero l’effetto sorpresa è persino doppio, muovendosi sul duplice binario diegetico ed extra-diegetico. La trama infatti vede Francesco (Andrea Pisani), un ragazzo come tanti nella Taranto – una vera e propria full-immersion nel capoluogo pugliese dove fa piacere, da cinefili, ritrovare volti e ambienti già visti nella commedia Belli di papà (2015) di Guido Chiesa – di oggi, a combattere contro una realtà in odore nemmeno troppo vago di routine inossidabile. Senza lavoro e senza amore, la sua esistenza scorre monotona e priva di guizzi. Il giorno del suo ventisettesimo compleanno si scopre però il “potere” di esprimere e realizzare ogni desiderio pensato. Così la sua vita cambia. In meglio, ma sino ad un certo punto. Perché alcuni fattori, come ad esempio l’inevitabile trascorrere del tempo, non è possibile fronteggiarli né tantomeno modificarli. Tutto in quindici minuti di cortometraggio. Un lavoro che non ci si sarebbe atteso, perlomeno in questi termini, dagli esponenti del gruppo chiamato Nirkiop (composto da Nicola Conversa, Anna Madaro, Piero Madaro, Gabriele Boscaino e Mirko Mastrocinque, con il primo a curare regia e sceneggiatura del corto e tre di loro facenti parte del cast), banda scatenata famosa per i propri esilaranti video postati su Youtube, tra cui la web-serie Facce da scuola. E infatti Mezzanotte zero zero parte come una scanzonata e spigliata commedia sulla tipica gioventù contemporanea al sud ma non solo, per divenire strada facendo qualcosa d’altro. Una riflessione profonda sull’utilizzo del tempo per crescere, migliorarsi non accontentandosi di sopravvivere alla bell’e meglio.
Il modello evidente, più dal punto di vista concettuale che squisitamente narrativo, è l’evergreen Ricomincio da capo (1992) di Harold Ramis, commedia dagli infiniti spunti morali e filosofici che, al pari di poche altre, è riuscita nell’intento di ragionare sull’infinita brevità – perdonate l’apparente ossimoro – della vita. In Mezzanotte zero zero non c’è alcun loop temporale di fatto in cui rimanere prigionieri; è la routine stessa la trappola nella quale finisce il povero Francesco. Sussiste però la possibilità di immaginare il proprio futuro per eventualmente modificarlo in senso positivo.
Al primo stadio di una lettura tra le righe del corto, il protagonista si concentra sul legittimo e comprensibile desiderio di migliorare la sua esistenza attraverso la realizzazione di un’agognata relazione sentimentale abbinata ad una certa tranquillità economica, scaturita dal buon esito di un gratta e vinci. Poi comprende, nell’ottimo epilogo del film, che non tutto deve essere filtrato dalle sue aspirazioni ma bisogna tenere conto anche degli altri. Poiché è la loro presenza ad arricchire il presente nonché favorire quel processo di crescita che riguarda chiunque.
In tal modo Mezzanotte zero zero si sublima nel trasmettere valori autenticamente universali, incastonati in un lavoro magari non particolarmente originale nel plot ma di certo assai sicuro nella direzione da intraprendere. Quella cioè di invitare a prendere in mano le redini della propria vita attraverso una seconda chance. Sempre che sia disponibile, ovviamente. Ed è qui che risiede l’altro aspetto serioso capace di accentuare il peso specifico di una piccola opera che non piega il cosiddetto stato effettivo delle cose in nome di un ricercato successo e della “carineria” ad ogni costo.

Daniele De Angelis

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