Love is a Sting

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Avere una zanzara per amico

La nona edizione dell’Irish Film Festa si è aperta il 7 aprile alla Casa del Cinema di Roma, con un biglietto da visita di tutto rispetto: la selezione di cortometraggi irlandesi, tra cui alcuni di animazione, che ci ha permesso di constatare per l’ennesima volta quell’apprezzabile creatività, che i giovani film-maker della verde isola vanno confermando di anno in anno. Verrebbe quasi voglia di commentarli uno alla volta. Ma, giusto per non risultare eccessivamente dispersivi, concentriamoci pure su quello che ci ha maggiormente divertito ed emozionato, ovvero Love is a Sting di Vincent Gallagher. Nel corso dello stesso pomeriggio abbiamo peraltro avuto una duplice occasione di familiarizzare con questa deliziosa opera cinematografica. Già, visto che il suo simpatico ed espressivo protagonista, Seán T. Ó Meallaigh, figurava anche nel cast della serie televisiva posta al centro del successivo evento, ossia l’attesissima 1916 Seachtar na Cásca con in primo piano la preparazione e gli sviluppi dell’Easter Rising, gli organizzatori hanno pensato bene di omaggiare il giovane attore con una seconda proiezione del corto.

Rivedere Love is a Sting a una così breve distanza di tempo è risultato forse noioso, pesante? Assolutamente no. Perché si tratta di un gioiellino dal taglio registico assolutamente originale, la cui vena iperbolica nel tratteggiare una bizzarra storia d’amicizia (quasi un amore “sui generis”) ti si imprime addosso in modo persistente, dopo la visione. Proprio come il pizzico di una zanzara. E un accostamento del genere non ci è venuto certo per caso…
Precisiamo subito, infatti, che la vera star di questo breve film è proprio lei, Anabel, una zanzara dai tratti umanissimi ricreata in computer grafica. Ci si è qui immaginato che Anabel non sia un comune insetto, destinato a vivere poche settimane, ma una zanzara sapiente e sinceramente interessata alla causa degli uomini che ha viaggiato in svariati paesi, imparando tantissime cose e arrivando così alla (per lei) veneranda età di circa venti anni. Dopo l’elegante, classico dolly su una stradina irlandese affollata di ragazzini intenti a giocare, l’obiettivo si sposta assieme a lei all’interno del’appartamento in disordine dove abita Harold Finch, un solitario scrittore di libri musicali per bambini in piena crisi esistenziale e creativa. Lo sceneggiatore Benjamin Cleary e il regista Vincent Gallagher si sono perciò impegnati, con una serie di espedienti narrativi buffi, fantasiosi e volendo anche teneri, a mettere in scena sia gli ingegnosi tentativi della così empatica e intelligente zanzara di comunicare con lo scrittore, la cui sensibilità ha colpito Anabel sin dall’inizio, sia le stizzite reazioni di lui davanti ai continui ronzii, al prurito, alle bolle e agli altri effetti collaterali di un simile e per lunghi tratti incompreso “amore molesto”. Quando però Harold si accorgerà che Anabel non è una comune zanzara, il rapporto tra loro cambierà repentinamente…

False soggettive orchestrate ad arte intorno al volo di Anabel, sketch spassosi e grotteschi, piccoli intermezzi ironici (come la lista delle grandi personalità precedentemente incontrate dalla zanzara, da Steven Spielberg al Dalai Lama, con relativi gruppi sanguigni a fianco) e altri dettagli inseriti con accortezza nel racconto accompagnano lo spettatore nell’esplorazione di una relazione senz’altro curiosa, ma che sa infine regalare un’isospettabile tenerezza, sempre mantenendo quel tocco lieve. Alla peculiare atmosfera del corto contribuisce senz’altro la voce narrante di Ciarán Hinds, uno dei più validi attori irlandesi in attività. Ed è stato poi oltremodo simpatico trattenersi un po’ fuori dalla Casa del Cinema con Seán T. Ó Meallaigh, il “protagonista umano”, per istruirlo rapidamente sulle cose più importanti da vedere a Roma e sentirsi al contempo raccontare come sia stato singolare, per lui, recitare da solo in una stanza cercando di rendere tutte le emozioni dell’incontro con una co-protagonista assente, in quanto modellata dopo al computer e inserita nelle scene durante la post-produzone.

Stefano Coccia

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