Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet

0
8.0 Awesome
  • voto 8

Nella mente di un piccolo genio

Gli uomini in stato di veglia hanno un solo mondo che è loro comune. Nel sonno, ognuno ritorna a un suo proprio mondo particolare”, disse il filosofo greco Eraclito, presago dei meravigliosi mondi cinematografici e dei loro registi, creatori d’infiniti mondi. Jean- Pierre Jeunet, autore de Il favoloso mondo di Amélie, conosce bene tutti gli ingredienti del sogno e i suoi film dondolano costantemente tra le tiepide nuvole della mente, conditi di tenue visioni e morbidi colori. Sullo schermo infine, lo spettatore assaggia profumati biscotti che sanno di zenzero e cannella. La prossima “sfornata” di questo regista arriva nelle sale il 28 maggio con Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet. T.S Spivet (Kyle Catlett) è un bambino prodigio di 10 anni appassionato di cartografia e invenzioni. Vive in un ranch nel Montana insieme alla mamma (Helena Bonham Carter) esperta di morfologia degli insetti, al padre cowboy, a sua sorella che sogna di diventare Miss America e suo fratello gemello Layton. Un giorno, T.S. riceve una telefonata inaspettata dall’Istituto Smithsonian che gli annuncia la vittoria del prestigioso premio Baird per la sua invenzione di un dispositivo dal moto perpetuo.  Per ritirare il premio, T.S. parte in gran segreto, salta su un treno merci verso Washington e inizia la sua grande avventura.  Quando si è bambini, tutto ciò che vediamo ha prospettive e colori diversi: nel film vediamo e sentiamo tutto attraverso le percezioni di T.S. perciò ogni cosa è al contempo buffa e straordinaria. T.S. è un genio, ma nel corpo di un bimbo di dieci anni, che assaggia la vita con lo stupore di una prima volta.  Per il fanciullo, ogni cosa è possibile, realizzabile perché basta ascoltare, analizzare e contemplare ciò che lo circonda; da un lato è fine osservatore, dall’altro è colto dal fresco entusiasmo dei suoi anni e la possibilità è il suo grande sogno. “Spivet assomiglia a me – dice il regista – mi sono identificato in lui. T.S. ha successo e vince un premio prestigioso grazie alla sua fantasia”. Il film ritrae, grazie al viaggio di T.S., il paesaggio statunitense, nelle sue diverse morfologie. Se il ragazzino arriva da un mondo naturale, Washington invece assomiglia a una foresta di cemento. Certamente il piccolo non è a suo agio e nonostante ci abbia messo molto impegno per attraversare gli Usa, una volta giunto, si sente un pesce fuor d’acqua. Anche in quest’ultimo dato, troviamo una nota biografica del regista: “Non sono mai a mio agio fuori dal mio ambiente. Quando andavo a scuola, mi chiedevo sempre cosa ci facessi lì – afferma Jean- Pierre Jeunet – Per non parlare di quando facevo il militare. Anche in seguito, nei film d’animazione o nel cinema francese, non mi sentivo mai al posto giusto. A Hollywood è anche peggio!Non sto bene da nessuna parte, ho sempre la sensazione di essere atterrato sul pianeta sbagliato e quando guardo il telegiornale, penso sempre ‘Ma cosa ci faccio qui? È un errore deve essere stato un errore fin dall’inizio’. Insomma, T.S., come l’autore del film, costruisce un mondo tutto suo del quale non bisogna mai privarlo. L’universo di un sognatore va contemplato nella sua fragile custodia, senza la quale si frantumerebbe al primo soffio: ecco la ricetta del creatore di sogni e la regola di coloro che contemplano il suo operato.

Federica Bello

Leave A Reply

undici − 11 =