Libero

0
7.5 Awesome
  • voto 7.5

La Libertà è uno “Stato” mentale

Ecco un documentario prezioso, a patto di essere osservato e studiato da un certo punto di vista. Non quello dell’inutile disputa tra sovranisti e progressisti, con i primi fermamente convinti nel considerare il protagonista un criminale che infrange le leggi del proprio paese ed i secondi ad esaltare il coraggio del libero arbitrio di fronte ad ingiustizie quantomai evidenti. D’altra parte Cédric Herrou – questo il nome della figura sui cui è incentrato il lavoro del regista Michel Toesca – è un semplice contadino della Val Roja non certo alla ricerca di popolarità a buon mercato. E tuttavia Libero (Libre, in originale), questo il titolo del documentario, testimonia in maniera inoppugnabile l’importanza del valore di ogni singolo individuo, nella sua capacità di farsi sentire attraverso la scelta di agire e non rimanere inerme a guardare drammi che si consumano sotto il proprio sguardo.
I fatti. La zona dove Herrou vive e lavora, la Val Roja appunto, è stata per anni luogo di transito per flussi migratori provenienti dal confine italiano di Ventimiglia. Il governo francese l’ha resa una sorta di “terra di nessuno”, dove tutti i migranti entrati illegalmente venivano rispediti in territorio italiano, compresi quei minorenni senza accompagnatore adulto che invece, secondo i codici locali, avrebbero avuto diritto a godere della protezione dell’autorità francese. Il “reato” di Herrou – e ci scusiamo sin d’ora per l’uso reiterato delle virgolette in questo articolo, ma la circostanza purtroppo lo richiede – è stato quello di fornire vitto e alloggio (di fortuna) a queste persone, aiutandole poi a raggiungere le città di Nizza o Cannes con la possibilità concreta di vedere esaminati i singoli casi secondo giustizia. Ovviamente Cédric Herrou è finito nel mirino delle autorità transalpine, finendo più volte arrestato e processato. Con quali esiti, lasciamo il “piacere” della scoperta alla visione del documentario.
Michel Toesca, peraltro legato a Herrou da profondi vincoli di amicizia, ha lavorato per anni al film, presentato infine Fuori Concorso al Festival di Cannes 2018. Un’opera che trova i suoi momenti migliori nella descrizione intima del rapporto che si instaura tra il protagonista – ma anche di altri volontari impegnati a fornire aiuto – e la gente venuta da lontano. Diventa opera di autentica guerriglia quando documenta le azioni di polizia poste in atto per bloccare in qualsiasi modo – da sottolineare il qualsiasi – i migranti. Evidenzia l’impossibilità di un qualsivoglia dialogo istituzionale in materia nel dibattito in tv tra Herrou e Manuel Valls, al tempo Primo Ministro francese. Raggiunge poi una paradossale chiusura del cerchio registrando la testimonianza diretta di un migrante che afferma di sapere come e perché, attraverso l’informazione televisiva del proprio paese, la Francia abbia deciso, a ragione, di chiudere la frontiera agli stranieri: unicamente per garantire la propria “sicurezza interna” rispetto a coloro che vengono a seminare terrore con attentati a ripetizione. Quasi un’ammissione di successo per la propaganda globale in atto dai tempi delle Torri Gemelle. Eppure Libero costituisce un implicito invito a non mollare, a continuare nella lotta contro un ideologia tanto fittizia quanto dilagante che prevede, alla base, l’annullamento del concetto di umanità verso coloro che hanno una pigmentazione differente da quella dell’abitante tipo del “civile occidente”. Come afferma giustamente Herrou nel corso del documentario “la libertà è una questione mentale, perché io posso sentirmi libero anche in prigione e viceversa, qualora non agissi secondo coscienza“.
Purtroppo è un dato di fatto “antropologico”: la diffidenza verso lo straniero è istintiva, mentre la comprensione si fonda sui principi del ragionamento. Su questo assunto fanno leva i Salvini nostrani e i vari Orbán di altri paesi europei che fondano i loro successi elettorali su sterili slogan improntati a tutto ciò, tipo l’ormai già consunto “è finita la pacchia“.
Attualmente i flussi migratori non transitano più per la Val Roja, così Cédric Herrou è tornato a fare il contadino a tempo pieno, occupandosi di raccolta delle olive e allevamento di pollame. Altri però, in territorio francese, stanno ricevendo il suo metaforico testimone, dando una mano ad altri esseri umani in difficoltà. La lezione di Libertà impartita dalla vita vissuta mostrata in Libero significa anche questo.

Daniele De Angelis

Leave A Reply

tre × cinque =