L’assassino dello Zar

0
7.0 Awesome
  • VOTO 7

Transfert mortale

Transfert psicologici estremi e fosche riletture della storia russa contemporanea. La schizofrenia di singoli esseri umani a rappresentare la schizofrenia di un intero paese. Col suo andamento contorto, cervellotico, L’assassino dello zar (Assassin of the Tsar, URSS 1991) ha generato nel pubblico italiano una certa curiosità, resa palpabile anche dal tenore delle domande poste in sala ad uno degli organizzatori, durante la retrospettiva dedicata nei giorni scorsi a Karen Šachnazarov. Quello del grande cineasta russo è un lungometraggio che allude, inquieta, senza mai essere didascalico ma risultando forse un po’ troppo ermetico, attraverso il paradossale legame creato sullo schermo tra due distinte vicende, una storicamente certificata e l’altra di fantasia.

Con l’Unione Sovietica ormai al tramonto (il film è stato realizzato all’inizio degli anni ’90), Šachnazarov ha voluto difatti riprendere in mano uno degli episodi più bui e vergognosi della Rivoluzione Russa, il brutale massacro cui andarono incontro lo Zar Nicola II e tutta la sua famiglia, per mano di quei carcerieri bolscevichi capitanati da tale Jurovskij, che aveva guadagnato un posto di rilievo nella čeka di Ekaterinburg. Pare comunque, questa la tesi sostenuta nella pellicola (e suffragata da diverse ricerche documentarie), che l’ordine gli fosse arrivato direttamente da Sverdlov e Lenin, i più importanti leader rivoluzionari dell’epoca.
Per quanto la ricostruzione dell’eccidio sia abbastanza curata e Šachnazarov stesso si confermi ancora una volta portato per la realizzazione di film in costume, le scelte drammaturgiche più originali e pregnanti de L’assassino dello Zar risiedono altrove. Il triste epilogo dei Romanov è infatti rievocato attraverso un filtro particolare: il ruolo svolto nel presente da un malato di mente, Timofeyev, che a distanza di qualche decennio si è totalmente immedesimato nella figura di Jurovskij e in quella di un altro rivoluzionario precedente, ossia uno dei populisti russi che nel 1881 attentarono, riuscendovi, alla vita dello Zar Alessandro II. Di entrambe queste figure Timofeyev sembra replicare non soltanto il pensiero, ma persino certi scompensi fisici.
La questione si farà ancora più surreale quando a prenderlo in cura arriverà un nuovo psichiatra, il Dr. Smirnov, la cui dedizione alla causa sarà tale da farlo a sua volta immedesimare in Nicola II…
Con esiti ancora più sconvolgenti.

Un altro apologo sconcertante, quindi, per Karen Šachnazarov, che nella circostanza ha deciso di esplorare i labirinti più perversi della mente umana con incedere quasi junghiano, avvalendosi peraltro di due magnifici interpreti: Oleg Yankovskiy nel doppio ruolo del Dr. Smirnov e dello Zar Nicola II, cui l’attore russo curiosamente assomiglia anche; ed il mitico, granitico Malcolm McDowell alias Timofeyev / Jurovskij. Una maschera, quella del conturbante divo britannico, assolutamente funzionale allo scopo.

Stefano Coccia

Leave A Reply

diciassette − sei =