Intervista a Maryam Rahimi

0

Mare Nostrum, dove il sociale si tinge di disperato lirismo

Non necessariamente le opere motivate da qualche urgenza sociale conseguono risultati altrettanto validi a livello estetico, artistico. Può capitare, anzi, che nel riflettere temi politicamente impegnati restino ancorate a quegli stereotipi, che non consentono poi di spiccare il volo, di lasciare un segno originale e profondo.
Se invece Mare Nostrum di Maryam Rahimi ci ha coinvolto a tal punto, è proprio perché il cortometraggio in questione non si limita ad illustrare con evidente empatia il destino dei migranti, ma lo fa attingendo a un linguaggio cinematografico in cui lo spessore del tema non è disgiunto dalla potenza delle inquadrature. Qui in poche scene, unite tra loro da raccordi armonici e fluidi, la regista ha saputo condensare tutto il dramma di una donna sbarcata da terre lontane, costretta ben presto a separarsi dai propri cari, esprimendo il tutto con suggestioni rese ancora più forti dal prevalere dell’immagine sui dialoghi. Di ciò e di altre cose abbiamo voluto parlare direttamente con la regista, Maryam Rahimi.

D: Cominciamo pure parlando di Mare Nostrum. Del tuo cortometraggio, Maryam, abbiamo particolarmente apprezzato la volontà di affrontare un tema delicato, come i fenomeni migratori, dando peso anche a determinate scelte estetiche, su tutte l’importanza e la potenza delle immagini rispetto all’assenza pressoché totale di dialoghi. Cosa puoi dirci a riguardo?

Maryam Rahimi: Vi ringrazio per l’apprezzamento, sono davvero felice. Sì, ho cercato di raccontare la storia tramite delle immagini. Il linguaggio principale del cinema è l’immagine e credo che dove non si possa raccontare la storia tramite le immagini allora si debba ricorre ai dialoghi. La gente ama il cinema anche per questo, perché segue un qualsiasi racconto attraverso le immagini, ed è proprio questa la magia del cinema: tu puoi raccontare un avvenimento senza aver bisogno dell’uso delle parole. E ti dico che questa cosa mi affascina molto. Io per anni ho scritto romanzi e il mio unico mezzo per comunicare con la gente erano le parole; quando mi sono avvicinata al cinema, il fatto di poter raccontare una qualsiasi storia con l’uso delle immagini e senza uso delle parole mi emozionava. Il progetto Mare Nostrum per me era una sfida controcorrente rispetto a quello che avevo fatto per tanti anni, cioè interpretare i miei pensieri con la scrittura e avere a che fare sempre e solo con le parole.

D: Più in generale, cosa ti ha spinto a realizzare un corto come Mare Nostrum e con quali soggetti ti sei relazionata a livello di produzione?

Maryam Rahimi: Tre anni fa ho conosciuto Simona Fernandez, la direttrice dell’associazione Salam che si occupa della prima accoglienza degli immigrati. Ho cercato di avvicinarmi al loro mondo facendo la volontaria in quel centro di accoglienza e in quella occasione si è creata un’empatia molto forte per me con tutti i migranti. Allora ho deciso di sostenerli e contribuire con tutto ciò che era in mio potere fare. Credo che raccontare le loro storie possa cambiare tante cose, può dare una visione diversa, quella giusta, quella reale alla gente che in realtà non sa nulla di loro e non li conosce. Perché la conoscenza amplia gli orizzonti e ci può dare l’occasione di convivere meglio con altra gente di un’altra razza o colore o religione.

D: Come dicevamo prima, le immagini nel corto possiedono una forza notevole. Cosa ti ha portato a collaborare con un direttore della fotografia giovane ma già piuttosto esperto come Dario Di Mella?

Maryam Rahimi: Dario di Mella l’ho conosciuto tramite un amico che mi propose tre direttori della fotografia. Il tempo era poco e noi dovevamo preparare il corto prima di luglio per consegnarlo al ministero; io dovevo decidere in fretta, ma non ci voleva tanto per distinguere il lavoro di Dario da quello degli altri due. Quando ho visto lo showreel di Dario ho pensato che con lui avrei lavorato a lungo. Ha talento ed è una persona molto umile.

D: E come hai incontrato invece la protagonista, Youma Diakite?

Maryam Rahimi: Nella scelta della protagonista ero molto pignola. Abbiamo fatto diversi casting e l’ho cercata anche con il passaparola, chiedendo agli amici; sono passata anche dal centro di prima accoglienza, ma nulla, la persona che volevo io non si trovava. Il mio produttore mi ha inviato le foto di Youma Diakite, lei era perfetta. Bella e anche brava nella recitazione. Mi ricordo che l’unica scena che mi preoccupava era la scena della violenza, non avevamo neanche provato. Il giorno della ripresa di questa scena ero molto ansiosa, ma incredibilmente la scena è riuscita alla prima ripresa, non abbiamo avuto bisogno neanche di rifarla.

D: Puoi dirci qual è stata per Mare Nostrum l’accoglienza nei festival?

Maryam Rahimi: Mare Nostrum ha avuto un buon riscontro nei festival, abbiamo cominciato molto tardi ad inviarlo ma il riscontro è soddisfacente. È stato ufficialmente in competizione in 17 festival e ha vinto finora tre premi.

D: Per finire, ci piacerebbe sapere quando hai cominciato ad occuparti di cinema, qual è stato finora il tuo percorso artistico e a quali progetti ti stai dedicando attualmente.

Maryam Rahimi: L’arte in generale è stata sempre la mia passione. Da piccolina dipingevo e al mio arrivo a Roma avevo trovato un lavoro presso il laboratorio di un pittore. Ma la scrittura era la cosa a cui ho sempre aspirato nella vita. Io senza scrivere non posso vivere. Mi dedico da tanto tempo alla scrittura, ho pubblicato sei romanzi in Italia ma, dopo che la Dulcinea film e La Rai cinema hanno opzionato il mio libro “Yalda” per un progetto di lungometraggio, mi sono avvicinata al cinema; nel 2013 il film La logica delle cose per la regia di Andrea Baracco, tratto dal mio romanzo, è uscito su Rai Tre, quando io avevo già scritto la mia prima sceneggiatura e avevo vinto due premi. Il mio primo cortometraggio, quello che considero il lavoro per fare esperienza, l’ho girato nel 2015 e Mare Nostrum. che invece è il mio secondo lavoro, lo considero il primo vero e proprio. Dopo Mare Nostrum sto cercando i fondi per un terzo lavoro ma è molto difficile trovare i soldi, specialmente per me che non so a chi dovrei rivolgermi e come. Scrivo con tanta passione le mie sceneggiature e spero di realizzarle un giorno e in un futuro migliore.

Stefano Coccia

Leave A Reply

19 − nove =