In cammino con Gioacchino

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  • voto 7

Ripensando Gioacchino da Fiore, ripercorrendo luoghi a lui cari

Un’umile servitù è più nobile di una libertà prostrata al potere
Gioacchino da Fiore

A detta di alcuni esperti, interpellati nello snello ma a tratti illuminante documentario, Gioacchino da Fiore rientra tra le tre personalità italiane più studiate all’estero. Le altre due sono San Francesco d’Assisi e Dante Alighieri, per intenderci. Il fatto che attualmente la biografia e le opere dell’Abate calabrese siano forse meno note da noi la dice lunga, sull’impoverimento culturale del paese. Tra le rare volte in cui lo abbiamo sentito menzionare pubblicamente, in tempi recenti, ci viene in mente lo splendido spettacolo EsotericArte di Elio Crifò, artista che cita il mistico medioevale in merito alla profondità del suo pensiero per affrontare poi – non senza un velo di caustica ironia – il velleitario interesse espresso nei suoi confronti dall’ex Presidente americano Obama.

Per sentir parlare diffusamente di tale figura abbiamo dovuto quindi aspettare In cammino con Gioacchino, il documentario di Eugenio Attanasio inserito fuori concorso nella seconda sessione di Indiecinema Film Festival, grazie all’apprezzatissima collaborazione con la sezione audiovisiva del THER (Thematic Exhibition on Human Rights), che sotto la direzione artistica di Isabel Russinova affronta la questione dei diritti umani attraverso le arti. Il legame tra un simile personaggio e lo spirito del THER appare tutt’altro che superficiale, se si considera l’alto valore umanistico di una figura che seppe coniugare spiritualità e vertiginosi percorsi di conoscenza dialogando con alcune delle personalità più in vista dell’epoca, da Costanza d’Altavilla a Enrico VI di Svevia.
Sebbene le implicazioni storico/filosofiche ivi trattate siano tante, In cammino con Gioacchino non è soltanto erudizione. Al contrario, è pure la bellezza dei luoghi e delle riprese che li celebrano ad imporsi all’attenzione. Prendendo le mosse dall’iniziativa di un gruppo di escursionisti, i quali nel 2015 vollero rifare a piedi lo stesso tragitto di Gioacchino attraverso la Sila, inserendo poi garbati intermezzi di finzione per rievocare la vita monastica di allora, Eugenio Attanasio permette allo spettatore di prendere confidenza con paesaggi aspri e al contempo ricchi di attrattiva. Da boschi innevati o primaverili a incantevoli specchi lacustri, dalle presenze animali alla maestosa sagoma dell’Abbazia di Corazzo, la cui visita per tale riscoperta è tappa obbligata. Inquadrature sempre molto curate. Campi lunghi da cui emerge l’ancestrale fascino della Calabria. Dissolvenze e giochi di messa a fuoco. Più un accompagnamento musicale medievaleggiante, a creare atmosfera. Per quanto non svicoli mai da un’impostazione decisamente classica, pur restando assai convenzionale nel susseguirsi delle interviste, In cammino con Gioacchino riesce quindi ad entrare in sintonia coi luoghi attraversati facendo conoscere un po’ meglio lo spessore di un uomo, il cui lascito è stato così importante. Grazie anche alla consulenza offerta da qualche specialista di Studi Gioachimiti, si entra nel merito della giovanile attività diplomatica, del pellegrinaggio in Terrasanta, delle tanto discusse profezie e del loro strumentale utilizzo, della nascita della Congregazione Florense, delle folgoranti intuizioni teologiche e del rapporto con il potere, fosse esso rappresentato dalla corte papale o anche dalle principali case regnanti. Tutto ciò senza che il discorso ne resti mai appesantito. E con una scorrevolezza, di sicuro apprezzabile, che dona ulteriore levità al racconto.

Stefano Coccia

Il documentario è disponibile per la visione sulla piattaforma IndieCinema

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