Il re

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Onorare il destino

C’è un’immagine simbolica e al contempo estremamente concreta che si palesa subito davanti agli occhi degli spettatori: il campo di battaglia. I corpi dei vinti comunicano più di tante parole. Ne Il re di David Michôd ci si ritrova immediatamente catapultati nel XV secolo, merito dell’accurato lavoro sul piano fotografico (Adam Arkapaw) – con una prevalenza di tonalità scure e cupe – e di scene (Fiona Crombie) e costumi (Jane Petrie).
Hal (Timothée Chalamet), principe ribelle e riluttante erede al trono inglese, ha voltato le spalle alla vita di corte e vive tra il popolo. Questa condizione, scelta dallo stesso, prendendo dagli sfarzi di corte, lo forgerà sul piano della lungimiranza e per la capacità di saper osservare e tener conto della gente. Quando suo padre muore, Hal diventa Re Enrico V ed è costretto ad abbracciare quella vita da cui era rifuggito. Con questa responsabilità il giovane re si ritrova a toccare con mano la politica di palazzo, il caos e la guerra che suo padre si è lasciato alle spalle, insieme alle corde emotive della sua vita passata – incluso il rapporto con il suo amico e mentore più intimo, il cavaliere decaduto e alcolista John Falstaff (Joel Edgerton ha interpretato spesso sulle scene Enrico V). «Un re ha solo seguaci e nemici» si sentenzia, solo i fatti dimostreranno o sconfesseranno questa “certezza”. Il ritratto tratteggiato dal regista australiano (scritto a quattro mani con lo stesso Edgerton) pone l’accento proprio su come il giovane Hal decida di scendere in campo, sfidando la sorte e anche certe convenzioni, il tutto con l’intenzione di riportare serenità laddove due popoli erano divenuti nemici a causa del padre. Chalamet gli dona credibilità e quello spessore umano messo nero su bianco e tramandato nel tempo.
«Nella pace nulla di meglio per diventare un uomo che la tranquillità e l’umiltà, ma se tu senti il soffio della guerra allora imita la tigre, indurisci i tuoi muscoli, eccita il tuo sangue, nascondi la tua lealtà sotto la fredda rabbia e infine dà al tuo sguardo l’orribile splendore» (Atto III, Scena I dall’Enrico V di Shakespeare).
Una scena resta particolarmente fissata nella memoria del pubblico: la battaglia in campo aperto sulla strada per Calais, avvenuta il 14 agosto del 1415, quando Enrico V, guida un esercito stremato – con mezzi tecnicamente inferiori – contro quello francese nei pressi della cittadina di Azincourt. Dall’altra parte c’è il Delfino di Francia (reso da Robert Pattinson ironico, a tratti caricato fisicamente, ma questo crea ulteriore contrasto rispetto al suo antagonista). Soprattutto in questo momento il lungometraggio strizza l’occhio al pubblico amante di serie come Il trono di spade (complice anche lo sguardo della macchina da presa, con riprese che enfatizzano l’azione) con Davide che vince su Golia. Il resto delle sfumature di un personaggio tangibile come una persona, di quell’elevata statura morale che dovrebbe appartenere a un sovrano, ve lo facciamo scoprire nel corso della visione. Nel cast anche Ben Mendelsohn, Sean Harris, Lily-Rose Depp, Tom Glynn-Carney, Thomasin McKenzie.
Il re è stato presentato Fuori Concorso alla 76esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e dal 1° novembre è disponibile su Netflix.

Maria Lucia Tangorra

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