Il pianeta perduto

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Terra, ultima frontiera

Molto spesso nel corso del tempo il linguaggio della fantascienza è servito agli autori per parlare del presente attraverso la lente di uno sguardo rivolto al futuro. Dai tempi di Jules Verne e di quella fantascienza oramai definita “classica” è passato molto tempo. Era la fantascienza che non guardava al presente ma risolutamente al futuro, figlia dell’epoca positivista, un’epoca che prometteva sviluppo e felicità prima di incontrare il vero futuro, quello delle guerre mondiali e dell’atomica.
A partire da quell’incontro la fantascienza divenne più introspettiva, più ricca di sotto-testi sociali e politici. A questa fase si possono ascrivere maggiormente gli autori della generazione di Isaac Asimov e Ray Bradbury. Questa nuova fase del genere fantascientifico ne costituisce ancora oggi il filone principale e tra le opere che ne hanno ereditato la tradizione, fatte le dovute proporzioni, si può ascrivere anche questo Il pianeta perduto.
Cortometraggio di animazione digitale non sopraffina, bisogna dirlo, ma perfettamente scusabile, giacché stiamo parlando dell’opera di un giovane autore emergente il quale non ha sicuramente a disposizione i larghi e avanguardistici mezzi di un grande studio o di un autore già affermato. La povertà di mezzi, comunque, viene ben compensata da una regia che dimostra una buona mano ed un buon mestiere da parte del giovane autore, il catanese Teodoro Francesco Liberto, e dispiega con agio la storia davanti agli occhi dello spettatore. Contribuisce senza dubbio alla piacevolezza della visione la sceneggiatura. Anche se non originalissimo, soprattutto nell’epilogo, lo script, si dimostra pieno di buone intenzioni, con un pregevole tentativo di inserirsi in quella summenzionata tradizione narrativa interna alla fantascienza che fa capo alla generazione di Asimov. L’aver reso protagonisti androidi ed alieni e aver relegato sullo sfondo l’umanità, sorta di convitato di pietra all’interno della narrazione: evocato, sempre presente in ispirito, eppure mai presente fisicamente; permette di esporre quello che pare essere il tema centrale del corto, ovverosia l’ecologia, attraverso un punto di vista meno scontato ed esterno.
In questo cortometraggio l’umanità non è al contempo soggetto attivo e oggetto passivo di una narrazione, ma è solo l’oggetto dell’osservazione altrui. Attraverso gli occhi degli androidi protagonisti si tenta di mostrare oggettivamente la spinta autodistruttiva dell’attuale assetto della società umana. Si può forse intendere in questo un tentativo, l’ennesimo ci viene da aggiungere, di scuotere le coscienze. Lodevole senz’altro, ma parte di quella disperata speranza che traspare anche dalle parole dell’androide protagonista. Ci viene da dire che la consapevolezza dei pochi non può bastare a porre rimedio alla negligenza dei molti; ma, indubbiamente, tra le molte, necessarie e legittime battaglie per il futuro, quella dell’ecologismo è la più necessaria e non avrà mai abbastanza sostenitori.

Luca Bovio

P.S. Potete visionare l’intero cortometraggio Il pianeta perduto in calce alla recensione.

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