Le braccia della legge
Tra gli ospiti più attesi della 23esima edizione del Florence Korea Film Fest c’era sicuramente Hwang Jung-min. Figura iconica del cinema coreano è stato eletto miglior attore ai Blue Dragon Film Awards 2024. A lui la kermesse toscana ha voluto dedicare una breve ma significativa retrospettiva con una selezione di otto titoli estrapolati da una filmografia che ad oggi conta oltre una cinquantina di film tra cinema e serie tv che spaziano dal romance al noir, dal dramma all’azione. Ed è a quest’ultimo genere che appartiene una delle sue più recenti interpretazioni per il grande schermo, ossia I, The Executioner.
Con la pellicola scritta (con Lee Won-jae) e diretta da Ryoo Seung-wan, presentata a Firenze in anteprima italiana dopo la première nella sezione “Midnight Screening” di Cannes 2024 e un incasso record al box office (ben 20 milioni di dollari nei primi quattro giorni di programmazione) , Hwang Jung-min ha potuto tornare a indossare i panni di Seo Do-cheol, il burbero detective dal cuore generoso di Veteran. Nel sequel del film del 2015, firmato anch’esso dal regista di Onyang, lo ritroviamo a fare i conti con un nuovo e spietato avversario nel mondo della criminalità organizzata. Lui e la sua divisione investigativa sono chiamati a dare caccia instancabilmente giorno e notte al malvivente di turno quando l’omicidio di un professore rivela collegamenti con casi passati, facendo sorgere il sospetto che si tratti di un vero e proprio serial killer. Mentre Major Crimes approfondisce le indagini, l’assassino li prende in giro pubblicando un video online che identifica la prossima vittima così da intensificare ulteriormente il caos e il panico nell’opinione pubblica. Per affrontare la crescente minaccia, la squadra coinvolge l’idealista ufficiale alle prime armi Park Sun-woo, portando a colpi di scena inaspettati nella traiettoria del caso.
La sinossi è sufficiente a rivelare quali siano le carte in tavola sul piano narrativo e drammaturgico, con l’emergere di elementi che pare abbiano lasciato invariato lo spirito del primo capitolo, muovendosi tra gli stilemi del poliziesco, del buddy-movie e del mistery, aggiungendo anche una dimensione più intima alla storia che in Veteran era solo embrionale nel momento stesso in cui I, The Executioner sfocia nella sfera privata del protagonista, Seo Do-cheol deve misurarsi con questioni che riguardano il suo privato quasi più della sua professione, come un figlio che vive un forte disagio esistenziale e la consapevolezza di dover sforzarsi per capire la società e i suoi cambiamenti. Un personaggio al quale il solito grande Hwang Jung-min riesce a dare profondità psicologica, tridimensionalità, oltre alla presenza scenica. Stratificazioni e sfumature caratteriali che non sono sempre presenti nel DNA dei personaggi di opere come queste, che normalmente danno alla performance fisica e alle esigenze del ludico intrattenimento la priorità. Merito anche di Ryoo Seung-wan che lo ha prima delineato su carta e poi trasferito sullo schermo affidandolo a un attore della sua caratura.
Ma chi conosce come noi per averlo assiduamente frequentato in passato il cinema del regista sudcoreano sa benissimo quanto l’azione sia per lui fondamentaleper conferire alla trama ancora più dinamicità. La componente action non è mai fine a se stessa, bensì funzionale al racconto e ai suoi cambi di ritmo come dimostrato da film come Arahan, The City of Violence, Escape from Mogadishu o il già citato Veteran. Trovando un equilibrio tra utile e dilettevole, Ryoo Seung-wan è riuscito anche in I, The Executioner a consegnare al pubblico una vicenda avvincente e al contempo adrenalinica, grazie a scena spettacolari e dal forte impatto visivo, come nel caso dell’inseguimento nel villaggio natalizio, del tutti contro uno sul tetto del mercato coperto sotto la pioggia battente e soprattutto nella resa dei conti finale nella galleria dismessa, dove il regista rispolvera tutto il campionario action a sua disposizione.
Francesco Del Grosso









