Fuori dal coro

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5.0 Awesome
  • voto 5

Dalla Sicilia con furore

Quella di Sergio Misuraca sembra già di per se una storia da film: Il regista di Fuori dal coro, infatti, partì da Terrasini, paesino siciliano, verso gli Stati Uniti nel 1994, quando aveva 21 anni. Vagheggiando il sogno americano, voleva entrare nel mondo del cinema, sulla scia del suo mito Robert De Niro. Le cose però andarono diversamente, e il giovane di belle speranze dovette iniziare a lavorare in vari ristoranti per guadagnarsi da vivere, tra l’altro clandestinamente e con documenti falsi. Fatalità vuole che Misuraca approdi all’Ago, ristorante di Los Angeles di proprietà di giganti di Hollywood come Ridley Scott e, soprattutto, Robert De Niro. Il sogno sembra divenire realtà per il ragazzo, che ha la fortuna e il privilegio di conoscere personalmente il grande attore Hollywoodiano, suo mito da sempre. Ma il destino beffardo (un controllo dei documenti) è dietro l’angolo, e Misuraca è costretto a tornare in Sicilia. Tornato a casa, apre un ristorante grazie al quale riesce a finanziarsi il suo primo film.
Fuori dal coro è il risultato di un sogno che non ha mai smesso di alimentarsi, portato avanti con la tenacia e il sacrificio di chi ama il cinema più di se stesso, e questo è un grande plauso che va fatto al regista siciliano, al di la di ogni giudizio di merito del film. Fuori dal coro racconta la storia di Dario e Nicola, due giovani ragazzi siciliani disoccupati, che trascorrono le loro giornate alla deriva, tra giri in motorino e spinelli. Il neo laureato Dario però, in cambio di una promessa di “segnalazione” per un posto di lavoro, decide di svolgere un lavoretto per un personaggio influente del suo paese, il Professore: dovrà consegnare a Roma una busta con dei documenti. Il ragazzo parte per la capitale ma al suo arrivo le cose non vanno come sperava: infatti, la persona che deve fare da tramite per la consegna altro non è che suo zio Tony, un ex attore ora cantante di nightclub da tempo coinvolto in traffici illeciti a Roma, che non vede da anni e col quale non è in buoni rapporti. Zio e nipote saranno costretti ad appianare le loro divergenze per portare a termine il lavoro e consegnare la busta a Pancev, uno slavo poco raccomandabile. Al momento della consegna, però, la busta sembra essere sparita. Zio e nipote sono costretti a scappare in Sicilia con una rocambolesca fuga, nel tentativo di venirne a capo, recuperare la busta e salvare la pelle.
Fuori dal coro è un film fortemente influenzato dall’universo cinematografico caro al regista: tra echi di Scorsese e Tarantino, atmosfere pulp e noir, la pellicola paga il prezzo di voler essere troppe cose insieme, evidenziando un limite di disomogeneità che mina la scorrevolezza e la bontà di una storia comunque divertente e vivace.  Tra dark comedy e gangster movie, il film spesso non sa che direzione prendere e si ha la sensazione che Misuraca abbia voluto “strafare”, volendo dare alla pellicola molteplici suggestioni, cercando di colorare la Sicilia con pastelli troppo diversi tra loro, aumentandone i contrasti ma perdendo di vista il soggetto principale. Un esordio sicuramente non perfetto dunque, ma che comunque ha ragione di essere valorizzato per com’è stato realizzato.

Federica Bello

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