Fauve

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9.0 Awesome
  • VOTO 9

Nei guai fino al collo

I due premi ottenuti alla seconda edizione del Saturnia Film Festival (miglior regia e miglior interprete maschile al giovanissimo Félix Grenier) da Fauve vanno ad arricchire ulteriormente il già ricco palmares raccolto nell’arco della stagione dal cortometraggio scritto e diretto da Jeremy Comte. Prima della doppietta alla kermesse toscana, infatti, la pellicola del cineasta canadese aveva fatto incetta di premi nel circuito festivaliero internazionale, facendo tappa in vetrine prestigiose come quelle del Sundance, Toronto, Clermont-Ferrand e Palm Springs, sino ad entrare nella cinquina degli Oscar di categoria, dove ha dovuto cedere le armi al fotofinish allo statunitense Skin di Guy Nattiv. Si tratta di una pioggia di riconoscimenti assolutamente meritata che con la preziosa e ambita statuetta avrebbe visto la ciliegina andarsi a posizionare in cima alla torta.
Coppe, targhe e menzioni più o meno speciali lasciano però il tempo che trovano se poi la fruizione non ne conferma sul campo le qualità, che nel caso di Fauve emergono sullo schermo in maniera prepotente e cristallina sia sul piano della scrittura che in quello della messa in quadro. Qualità, queste, che hanno garantito all’opera delle basi solidissime sulle quali poter contare e puntare per dare forma e sostanza narrativa e tecnica alla sua architettura filmica. Da una parte emerge una bravura indiscussa nel cucire un racconto lineare ma via via sempre più stratificato, che ha nella costruzione e nella successiva implosione della tensione il punto di forza. Il risultato è un dramma adolescenziale dal forte impatto emotivo che racconta di un gioco che da tale si tramuta in una tragica lotta contro il tempo per la sopravvivenza. Ambientato in una miniera di superficie, due ragazzi si sfidano in un gioco di potere apparentemente innocente che vede Madre Natura come unico osservatore. Soli nella natura selvaggia, la loro complicità si tramuta presto in uno scontro in cui ognuno cerca di prevalere sull’altro. Improvvisamente uno dei due sprofonda nelle sabbie mobili ponendo fine al loro scontro. Il gioco non si rivelerà così innocuo come pensavano.
All’escalation di tensione si accompagna una regia che con poche ma efficacissime soluzioni formali contribuisce a tramutare il racconto in un’esperienza visiva da vivere in apnea, laddove lo spettatore si trova a fare i conti con un livello di ansia via via sempre crescente. Merito di un sapiente utilizzo degli spazi e di un susseguirsi di accelerazioni e decelerazioni ritmiche dettate dalla regia quanto dal montaggio.
Ma il talento di solito attira a sé altro talento e non è un caso che in Fauve a quello del regista si vada ad aggiungere quello dei due straordinari interpreti, tra cui il già citato Félix Grenier, per il quale non è difficile ipotizzare un percorso in discesa roseo e duraturo. La sua performance è da brividi e tocca vette altissime negli ultimi intensissimi e strazianti minuti, laddove il film assesta un potentissimo gancio alla bocca dello stomaco dello spettatore che necessita di qualche minuto per riprendere fiato.

Francesco Del Grosso

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