Un intenso, poetico ritratto di Eva Mameli Calvino
la sensibilità artistica di Isabel Russinova si esprime a tutto campo, dalla scrittura di libri (spesso a soggetto storico) alla recitazione, dalla regia cinematografica a quella teatrale, dall’organizzazione di eventi dalla forte impronta civica e sociale a molto altro ancora. Di sicuro il saper tratteggiare figure femminili forti, generose, colte, creative e di un certo spessore etico è parte integrante della sua poetica, già da diversi anni. E alla parte più nobile di tale percorso afferisce anche, senz’altro, la realizzazione (a quattro mani col consolidato sodale Rodolfo Martinelli Carraresi) di un docu-film come Eva degli Iris, incentrato sulla biografia assolutamente da riscoprire di Eva Mameli Calvino: per alcuni “soltanto” la madre di Italo Calvino, per chi invece non intende restare in superficie una figura di primo piano della cultura scientifica italiana del Novecento.
Stando alle informazioni in nostro possesso, la circolazione di un simile lavoro documentaristico ha lambito finora diversi ambiti, in primis quelli scolastici, accademici e istituzionali, come a certificare la serietà e la solidità della ricerca compiuta dall’autrice. Il film è stato infatti presentato al Senato, alla Sapienza di Roma, all’Istituto Nazionale di Astrofisica, alla “Notte dei Ricercatori” che si è tenuta presso l’Università di Sassari (dove insegnano alcune delle studiose qui intervistate) e naturalmente in svariati festival. Il prevalere dell’interesse per questo curatissimo prodotto in ambito scientifico non deve però eclissare altre sue qualità, inerenti d’altro canto all’affabulazione, alla messa in scena, alla poeticità stessa delle immagini.
Per raccontare la così intensa e laboriosa esistenza di Eva Mameli Calvino, botanica e naturalista di rilevanza mondiale, si è pensato bene di accostare alle rituali interviste e ai preziosi materiali d’archivio qualche altro spezzone, dall’impostazione più libera, quasi situazionista, laddove brevi, eleganti segmenti di fiction (con Macri Martinelli Carraresi a impersonare Eva giovane, mentre Claudia Portale è lei da adulta) s’alternano sullo schermo ad altri allestimenti scenici, in cui la Russinova stessa nelle vesti di “Daphne” – ossia stando al Mito una delle piante più preziose, l’alloro – duetta amabilmente con la flautista Alessandra Prozzo. Così da tessere insieme un’atmosfera aulica che, intrecciando musica e teatro, fa da controcanto alla ricostruzione di una vita fuori dal comune.
Dalle origini sarde alla memorabile esperienza cubana, col marito Mario Calvino (a sua volta esperto di agronomia e botanica), presso la Stazione sperimentale agronomica di Santiago de Las Vegas; dal rientro in Italia alla creazione in quel di Sanremo dell’analoga Stazione sperimentale di floricoltura “Orazio Raimondo”; dai così drammatici episodi inerenti alla Seconda Guerra Mondiale e all’occupazione tedesca all’affetto per i due figli, il celebre scrittore Italo Calvino e suo fratello Floriano, importante geologo; dall’aver perfettamente compreso (e difeso) la presenza degli uccelli nell’ecosistema ai pionieristici studi che portarono a un incredibile aumento delle varietà di rose. Tutto questo e molto altro ancora viene qui rievocato con passo leggero, contornato di lirismo, prestando grande attenzione agli ambienti in cui crebbe e in cui lavorò la scienziata. Quasi a stabilire un ponte tra la sua opera e quella del figlio letterato, che come ricordato nel recente, stupendo documentario di Davide Ferrario, Italo Calvino nelle città (2024), alla raffigurazione di determinati contesti spaziali e ambientali seppe dare nei propri scritti notevolissimo rilievo.
Stefano Coccia









