Tempo instabile
Durante i primi quindici minuti di Embryo Larva Butterfly gli spettatori presenti alle recenti edizioni dei festival del Sitges e di Sognielettrici, dove il film di Kyros Papavassiliou è stato proiettato, non potranno non chiedersi per tutto il tempo il motivo per cui l’opera seconda del regista cipriota è stata selezionata nelle line-up di kermesse dedicate al cinema di genere fantastico e fantascientifico nelle diverse declinazioni come quella spagnola e milanese. Poi allo scoccare del quindicesimo minuto la pellicola cambia completamente pelle passando da quello che inizialmente sembra un romanzo di formazione come tanti in una storia che chiama in causa uno dei temi cardine dello Sci-Fi, ossia i paradossi temporali.
Da quel momento l’opera in questione completa il suo processo di mutazione genetica, trasformandosi in un film di fantascienza a tutti gli effetti ambientato in un mondo in cui il tempo cambia arbitrariamente. Un mondo in cui vive una coppia che viene messa alla prova mentre i loro ricordi individuali e condivisi di passato, presente e futuro, cambiano incessantemente. Un mondo dove i giorni appaiono casualmente, in cui quando ti svegli non sai mai in quale tempo sei e si possono avere 14, 34 o 64 anni. Eccoci allora al cospetto di un’opera che ruota e si sviluppa intorno al concetto del tempo e del suo scorrere, quello che ha alimentato e che continuerà ad alimentare la letteratura fantascientifica di ieri, di oggi e di domani, senza per questo perdere mai di interesse e originalità. Uno spunto che rende interessante l’operazione e che sicuramente non è sfuggito alla giuria della seconda edizione della kermesse milanese che ha deciso di conferirle il premio per il film più originale.
Con Embryo Larva Butterfly, Papavassiliou riprende temi a lui cari come quello del tempo appunto, ma anche della memoria e del destino già affrontati nel suo suo esordio Oi entyposeis enos pnigmenou. Li rimette in circolo e al servizio di un racconto imprevedibile e magnetico, in cui è il montaggio non lineare a fare la differenza e a dettare le regole d’ingaggio. La regia e la scrittura, tra l’altro molto mature e consapevoli dei propri mezzi, trovano nell’editing un’arma in più per potenziarsi e stratificarsi, rendendo la fruizione coinvolgente. Non a caso l’autore alterna il lavoro dietro la macchina da presa a quello di montatore per terzi. Il tutto arricchito dalle performance attoriali di Maria Apostolakea e Hristos Sougaris, entrambi capaci con le rispettive interpretazioni di alzare e abbassare la temperatura emotiva di ogni singola scena.
Francesco Del Grosso









