Creepy

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8.5 Awesome
  • voto 8.5

Le regole del buon vicinato

Quasi a riprendere da un’altra angolazione il discorso intrapreso in Funny Games da Michael Haneke, anche nel destabilizzante, agghiacciante Creepy vi è una minaccia all’unità famigliare che viene portata da una figura estranea a quell’ordine, figura amorale, maestra di perversioni, che come un cancro si insidia nel vicinato e da lì ordisce uno spietato gioco al massacro, al quale i protagonisti saranno costretti loro malgrado a partecipare. Forse non altrettanto “teorico”, rispetto ad Haneke, ma ugualmente attento alle più profonde implicazione sociali ed etiche di una simile narrazione cinematografica, il giapponese Kiyoshi Kurosawa compie per certi versi un’operazione analoga, dirottando il genere verso una meticolosa, scabrosa indagine sulle zone d’ombra e sulle crepe da cui scaturisce una violenza spesso incontrollabile, nella società in cui ci muoviamo.

Vien da sé che all’interno della giornata del 18° Far East Film Festival dedicata specificamente a film dell’orrore e psycho-thriller, il così atteso “horror day” che non ha comunque deluso le aspettative, la visione di Creepy abbia surclassato tutte quante le altre, proponendo un carico di tensioni e di profondissime angosce sensibilmente sopra la media.
Del resto Kiyoshi Kurosawa è un autentico maestro del genere, che però utilizza la sua capacità di costruire atmosfere tenebrose, conturbanti, malate, per scavare più a fondo sia nell’oscurità che alberga nell’animo umano, sia negli spiragli di luce che eventualmente vi si possono aprire. Il tutto senza rinunciare mai a quell’ironia macabra, amara, che in Creepy è destinata progressivamente ad affiorare, man mano che si fa chiarezza sui ruoli dei due antagonisti.
La sequenza iniziale del film, ad esempio, è già eloquente indizio di quella natura, apparentemente sicura del fatto suo ma impossibilitata in realtà a esercitare un controllo stabile sulle psicologie sadiche, malate, con le quali deve confrontarsi, che il detective Takakura (Hidetoshi Nishijima) rivela già in questo primo fallimento, il cui esito tragico lascerà nella mente dell’uomo una ferita aperta, evidente: non essere riuscito a fermare la furia di un plurimo omicida, che stava interrogando fino a un attimo prima, venendo da lui seriamente ferito e assistendo poi impotente allo sgozzamento di un ostaggio, spingerà infatti Takakura  a lasciare la polizia per dedicarsi alla famiglia e all’insegnamento accademico. Ma, proprio tra una lezione universitaria e l’altra, l’ex detective si ritroverà nuovamente a indagare, in forma privata seppur col sostegno di certi amici poliziotti, sulla misteriosa scomparsa di una famiglia e sulla conseguente scoperta di un altro possibile serial killer. Ed è qui che simultaneamente fa la sua apparizione Nishino (Teruyuki Kagawa), un vicino dall’aria inquietante e dai comportamenti bizzarri, velatamente asociali, la cui mediocrità umana di fondo rivelerà invece, strada facendo, insospettabili doti di manipolazione delle menti più deboli, il tutto associato a disagio psichico, assenza pressoché totale di scrupoli e profonda mancanza di empatia per il prossimo. Quasi a declinare uno dei molteplici volti della cosiddetta  “banalità del male”.

Per dare spessore a questo confronto di personalità,  Kiyoshi Kurosawa sfodera i tempi implacabili e l’attenzione maniacale agli elementi spaziali di un noir raggelato, in cui il rapporto tra vicini di casa vive di piccole ma ripetute provocazioni, prossemiche ormai degenerate (la pace domestica sarà ben presto soltanto un ricordo), progressiva conquista del terreno da parte di un Nishino in grado di alternare la sua quasi caricaturale ossequiosità (e qui si rifa vivo il ricordo del duo di Funny Games) a modi improvvisamente arroganti, aggressivi, che lo porteranno a far sentire meno sicuro Takakura e a plagiarne sempre di più la consorte. Tra una serie di orribili, conturbanti scoperte, Creepy conserva perciò fino alla fine quel mood disturbante, da cui esce sconfitta quella mentalità borghese, razionalista, incline a crearsi false rassicurazioni, che vede invece venir meno, poco alla volta, i propri punti di riferimento.

Stefano Coccia    

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