Compromessi sposi

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4.5 Awesome
  • voto 4.5

Questo matrimonio non s’ha da fare

Due giovani innamorati decidono di sposarsi, a dispetto delle rispettive famiglie, spesso ostili l’una nei confronti dell’altra o semplicemente contrarie all’unione a causa della giovane età dei ragazzi o delle difficili condizioni economiche. Una trama del genere è quanto di più classico si sia mai letto o visto, dai tempi di William Shakespeare, fino ad Alessandro Manzoni, senza dimenticare, appunto, anche la Settima Arte, la quale, dal canto suo, ha saputo spesso e volentieri regalarci veri e propri gioiellini in merito. Tralasciando volutamente le numerose trasposizioni cinematografiche delle opere degli autori sopracitati, infatti, non possiamo non ricordare lo spassoso e riuscito Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi, diretto nel 1960 da Mario Mattoli, in cui venivano messe in scena le tragicomiche vicende di due famiglie per diversi motivi in opposizione alle nozze dei rispettivi figli.

La differenza di classe e, più recentemente, la contrapposizione tra diverse zone di provenienza, sono, dunque, gli ostacoli principali all’amore, secondo quanto prodotto fino ad oggi. Stesso discorso vale per il lungometraggio Compromessi sposi, ultimo lavoro firmato Francesco Micciché, che, di fatto, sembra somigliare in modo quasi imbarazzante a un’altra commedia trattante il medesimo tema realizzata soltanto nel 2015 da Paolo Costella, ossia Matrimonio al Sud. Come nella presente pellicola, infatti, anche qui vediamo due giovani provenienti da famiglie assai differenti sia per origine geografica che per estrazione sociale, i quali, a dispetto di tutto e di tutti e pur conoscendosi da pochissimo tempo, decidono improvvisamente di sposarsi. Gli innamorati in questione sono Riccardo (Lorenzo Zurzolo) e Ilenia (Grace Ambrose), figli rispettivamente di Diego (Diego Abatantuono), ricco imprenditore milanese apparentemente senza scrupoli, e Gaetano (Vincenzo Salemme), sindaco della suggestiva cittadina di Gaeta. A causa dell’incompatibilità tra le due famiglie, il matrimonio dei due verrà boicottato sin dal principio, con risvolti tuttavia prevedibili sin dai primi minuti. Il problema principale di un lavoro come il presente, però, non sta soltanto nello script, che vuol ricalcare una strada più e più volte percorsa in precedenza, ma piuttosto nel volersi affidare eccessivamente a luoghi comuni che da anni ormai non divertono più e alla bravura di due attori in particolare (Abatantuono e Salemme), i quali, tuttavia, risultano persino penalizzati a causa dei ruoli – tutti uno uguale all’altro – che da anni vengono loro assegnati. A poco, dunque, servono il velato discorso aperto circa i matrimoni tra gay o un (in)atteso ribaltamento finale, atto a ricordare vagamente addirittura una pellicola del calibro de Il laureato: Compromessi sposi risulta troppo debole, troppo telefonato, quasi stanco nel suo trascinarsi fino alla fine.
A ben guardare, però, il presente lungometraggio – frutto di una coproduzione tra l’Italia e la Gran Bretagna – sembrerebbe quasi uno spot turistico per la città di Gaeta (secondo, appunto, i dettami della Film Commission), le cui suggestive immagini sia in notturna che in diurna sono, probabilmente, la cosa maggiormente interessante dell’intero lavoro. Se, dunque, sono queste le principali finalità che hanno mosso i produttori a dar vita a questo Compromessi Sposi, non sarebbe stato molto più efficace girare uno spot turistico o, meglio ancora, un documentario in merito? A quanto pare,il desiderio di voler propinare in tutte le salse sempre lo stesso prodotto (sottovalutando in modo quasi offensivo i gusti del pubblico) è un vizio assai duro a morire.

Marina Pavido

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