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Chitrovka – Il segno dei quattro

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VOTO: 8

Pazzeschi incroci letterari nella Mosca di inizio Novecento

Venerdì 19 settembre abbiamo ripreso confidenza con il KinoAperitiv, ovvero coi preziosi appuntamenti cinefili che organizza l’Istituto di Cultura e Lingua Russa. Non solo. La proiezione di Chitrovka – Il segno dei quattro (Хитровка. Знак четырёх) ci ha permesso di riprendere confidenza anche con la filmografia di Karen Šachnazarov, eclettico cineasta russo cui noi di CineClandestino avevamo dedicato un ampio speciale, nel 2019, in occasione della sua trasferta italiana e dell’ampia retrospettiva dedicatagli a Roma. Bello riannodare così i fili del tempo e di determinati percorsi artistici.

Altrettanto “sfizioso”, se così si può dire, è stato ritrovare in questo lungometraggio datato 2023 uno dei tratti più presenti (vedi ad esempio la sua Anna Karenina: Vronsky’s Story) nella poetica di Šachnazarov, per come l’abbiamo conosciuta finora: l’amore per la letteratura e per la drammaturgia teatrale. Russa, ma non solo. Può essere quindi utile riportare la sinossi di questo suo lavoro cinematografico, il più recente da lui realizzato stando alle informazioni in nostro possesso, anche per mettere a fuoco alcune coordinate importanti.
Mosca, 1902. Il famoso regista Konstantin Stanislavskij, in cerca di ispirazione per una nuova opera teatrale, decide di conoscere la vita dei bassifondi della città. Si rivolge a Vladimir Giljarovsky, un noto esperto (e frequentatore) dei luoghi più malfamati di Mosca, per chiedergli aiuto. Insieme si recano nel quartiere criminale di Chitrovka e si ritrovano coinvolti nell’indagine sull’omicidio di un misterioso residente locale, Sikh indiano dall’oscuro passato…

In pratica, Chitrovka – Il segno dei quattro è un “crossover” a dir poco ardito, ossia la trasposizione cinematografica di un noto romanzo di Sir Conan Doyle, per l’appunto Il segno dei quattro, laddove però la storia non è ambientata nel Regno Unito, bensì a Mosca; mentre a condurre le indagini al posto dei soliti Holmes e Watson – o ad esservi comunque implicati – sono alcuni grandi nomi della cultura russa: Stanislavski, Giljarovsky (all’epoca specialista della cronaca nera), Nemirovič-Dančenko e persino Čechov.
Con una certa “teatralità”, quasi inevitabile visti i personaggi tirati in ballo, Šachnazarov ci trascina in una sua ricostruzione di quelle che all’epoca dello Zar erano le periferie più sordide e pericolose della metropoli russa. Tra cromatismi sgargianti e una ricchezza scenografica d’altri tempi, con decine di comparse a popolare lo spazio così allestito, Chitrovka diventa il palcoscenico ideale di un giallo che ha ancora il sapore del feuilleton ottocentesco: dardi avvelenati, inseguimenti nelle fogne, dame da capogiro, leggendari diademi, indiani conturbanti (e col turbante), scrittori in incognito, grevi gendarmi, ladri, prostitute, ricettatori e altri rappresentanti di un campionario umano alquanto variegato sono gli ingredienti di un intrattenimento tanto studiato, colto, quanto godibile a livello visivo/iconografico e sul piano di una narrazione resa avvincente fino all’ultimo colpo di scena.

Stefano Coccia

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