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Bucking Fastard

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VOTO: 7,5

Sognare insieme

Due sorelle quasi del tutto identiche (pur non essendo gemelle). Un bizzarro modo di parlare praticamente sempre all’unisono. Una società che osserva sovente con sospetto, morbosa curiosità e, raramente, con empatia chi è considerato “sui generis”. Un grande sogno che non può assolutamente restare un’utopia. Già con queste premesse, dunque, Bucking Fastard, ultimo lungometraggio diretto dal celebre regista tedesco Werner Herzog e presentato in concorso all’83esima edizione della Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica di Venezia, ci sembra immediatamente un prodotto estremamente degno di nota, destinato a sorprenderci già dai primi minuti. Ma vediamo nello specifico di cosa stiamo parlando.
La storia messa in scena in Bucking Fastard, dunque, è quella delle sorelle Joan e Jean Holbrooke (impersonate da Rooney e Kate Mara, che qui per la prima volta si trovano a recitare nello stesso film). Le due giovani donne, come già accennato, vivono praticamente in simbiosi, si vestono allo stesso modo (con abiti che sembrano venire da un’epoca a noi ormai lontana), parlano all’unisono (avendo addirittura gli stessi lapsus) e, come se non bastasse, sono innamorate dello stesso uomo, il loro vicino di casa (Orlando Bloom), per cui provano una vera e propria ossessione. Tra di loro, tuttavia, non c’è mai invidia o competizione, ma entrambe sono determinate a far sì che l’amore possa finalmente trionfare nelle loro vite, e per questo sono disposte ad affrontare ogni tipo di sfida.
E quando parliamo di sfide, e soprattutto di sfide particolarmente estreme, dunque, troviamo un’importante componente che ha contribuito a rendere il cinema di Werner Herzog a dir poco leggendario. E così, anche in questo interessante Bucking Fastard le nostre due magnetiche protagoniste, dopo una serie di peregrinazioni che le hanno portate a incontrare i più bizzarri personaggi (particolarmente interessante, appunto, è proprio il modo in cui la società stessa tende a reagire nel momento in cui si trova davanti qualcuno di “diverso”), si trovano a tentare un’impresa impossibile pur di coronare il loro sogno. Ed ecco che immediatamente torniamo con la mente a pellicole del calibro di Fitzcarraldo (diretta proprio da Herzog nel 1982) o Monte (Amir Naderi, 2016).
Werner Herzog non ha paura di calcare la mano, e, nel momento in cui una regia estremamente composta e ambientazioni sovente sterili ben si contrappongono alla delicatezza delle due sorelle, ecco che magicamente ci troviamo quasi in un mondo incantato (le meravigliose Grotte di Postumia, nella Slovenia occidentale), dove ogni sogno può finalmente realizzarsi, e dove non è mai troppo tardi per sperare in un futuro migliore.
Con Bucking Fastard, dunque, Werner Herzog ha saputo ancora una volta sorprenderci. E lo ha fatto grazie a una storia spietata e leggera allo stesso tempo, dove un certo umorismo di fondo si è rivelato particolarmente gradevole e dove piccole, geniali trovate hanno contribuito a conferire all’intero lavoro una ben marcata personalità. Vedremo cosa ne penserà la giuria veneziana!

Marina Pavido

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