Alibi.com

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Coinvolgente e spassoso, Philippe Lacheau pecca di originalità

Sei un bugiardo cronico? Un disertore, un renitente, o, banalmente, hai un’amante? Nessun problema: Greg, Augustin e Medhi sono gli uomini che fanno al caso tuo! Solo loro saranno in grado di fornirti l’alibi perfetto per non essere mai smascherato, perché, si sa, non sempre la sincerità al 100% paga, ed è meglio una piccola bugia che mantiene sedati gli animi, che una verità che crea scompiglio.
Questo l’annuncio che alibi.com, l’agenzia “creatrice di situazioni inesistenti”, avrebbe potuto inserire in un comunicato radio o in uno spot pubblicitario. Ed è sulla strampalata società che si basa la vicenda narrata da Philippe Lacheau nella nuova commedia francese campione d’incassi. Greg (Philippe Lacheau) e Austin (Juien Arruti) sono i soci fondatori di una compagnia tramite cui portano avanti la loro missione, ovvero, far sì che nelle famiglie si continui a respirare un clima di serenità, coprendo le scappatelle dell’uno o dell’atro coniuge, ma anche dei figli o di chiunque voglia sottrarsi ai doveri imposti dalla quotidianità. Orgogliosi del loro operato e pieni di clienti, assumeranno ben presto Medhi (Tarek Bordali) e, tra alti e bassi, la loro mission verrà portata avanti sviluppando stratagemmi di ogni tipo per fornire ai loro clienti alibi impossibili da mettere in discussione. Le cose si complicheranno quando Greg incontrerà la bella Flo (Élodie Fontan), che odia gli uomini che mentono e si batte per la verità. E Greg scoprirà presto che il padre di Flo è uno dei suoi migliori clienti…

Basato su una trama senz’altro coinvolgente, Alibi.com regala due ore di sane risate insieme a qualche piccolo spunto di riflessione su quanto sia effettivamente necessaria in certi casi la verità e quanto dei “creatori di bugie” riscuotano successo in una società basata interamente sull’apparenza. Il film si presenta come il classico vaudeville alla francese, accostato al meno raffinato humor “pop” all’americana che riporta ai giorni nostri, entrambi incarnati da due generazioni a confronto: i dipendenti della strampalata società si rapportano, infatti, con i loro clienti, spesso uomini o donne alla soglia della terza età. Ma ciò che aggiunge sale a una commedia che senza fantasia, anche con un soggetto piuttosto riuscito, non avrebbe certo riscosso il successo di cui oggi si parla, è proprio la modalità con cui i fatti vengono narrati: la trama si snoda fluida in un intreccio di situazioni più o meno rocambolesche, dove figuracce e tranelli scovati, non solo dei fedifraghi clienti, si susseguono uno dopo l’altro, accompagnati dalle inevitabili risate degli spettatori, rendendo il film uno spettacolo di puro intrattenimento. Ad aiutare la riuscita della commedia vi è anche uno studio approfondito dei personaggi, che non rimangono mai anonimi dietro al loro ruolo, ma assumono dei connotati caratteriali che fanno emergere la loro personalità, anche senza essere elementi centrali della trama: dal socio “nerd” di Greg, la cui passione per i computer e per l’immaginario anni 80 fa emergere il lato nostalgico del regista cresciuto proprio in quell’epoca, al padre della bella Flo, un Didier Bourdon, che, nonostante il comportamento eticamente discutibile, susciterà la simpatia di tutti i soggetti raccolti intorno alla vicenda, pubblico in sala compreso.
Una commedia, dunque, riuscita, in grado di giustificare il proprio successo anche al pubblico italiano, ma che, tuttavia, poco aggiunge all’elenco delle commedie che hanno animato le nostre serate; e pertanto destinata a finire nel novero dei film visti senza elementi che le consentano di risaltare nella lista.

Costanza Ognibeni

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