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Tombe des Rêves

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VOTO: 7,5

Zombie movie “desaturato”

Il senso del mondo deve risiedere al di fuori del mondo.
Nel mondo tutto è come è e accade come deve accadere.
Ludwig Wittgenstein

Duplice colpo messo a segno dal Ravenna Nightmare Film Fest 2026, per quanto concerne l’ambito Anello d’Oro Special Edition. Tale riconoscimento è stato infatti assegnato quest’anno sia al cineasta nipponico Arai Haruhiko, grande protagonista dell’Ottobre Giapponese, sia al francese F.J. Ossang.
Di quest’ultimo, presenza geniale ed eccentrica, si ama ricordare soprattutto 9 doigts, vincitore nel 2017 a Locarno del Pardo per la Miglior Regia (e già omaggiato a Ravenna), ma tutta la sua filmografia si configura come una rilettura dell’immaginario fantastico e dei generi in cui uno spirito punk e anarcoide si adagia su forme eteree, stilizzate, essenziali, laddove ogni inquadratura pare assorbire il cinema del passato e proiettarlo nel futuro.

Il Ravenna Nightmare lo ha voluto ulteriormente omaggiare con la proiezione in anteprima nazionale del corto Tombe des Rêves. Il colore desaturato all’inizio, l’elegante bianco e nero (con tanto di apertura a iride) successivamente adoperato e il viraggio giallo/ocra dell’inquadratura conclusiva accompagnano lo spettatore in una sorta di poema visivo, malinconico e umbratile, laddove la ruvida crudezza del primo Romero pare aleggiare su ogni fotogramma assieme al rigore di Bresson e alla trasognata cupezza dei racconti di E.A.Poe.
Nelle peregrinazioni di Louis e Lénore attorno alla loro dimora sul mare, con l’asprezza di un paesaggio bretone sublime e magnifico sullo sfondo, la presenza degli zombi – in guisa di barcollanti figure incappucciate – è un qualcosa che non si sa mai se definire concreto, onirico, oppure mero pretesto per una lancinante dissertazione filosofica sulla progressiva disumanizzazione della società contemporanea. Gli scarni dialoghi sono in tal senso rivelatori. E per questo ci piace affidare la chiusura del nostro altrettanto lapidario resoconto al così profondo scambio di battute avente luogo nella prima parte del film, dentro un desolato bistrot, tra il protagonista Louis e un dottore suo vecchio amico.
Louis: “Non riesco più a dormire. Nel momento in cui mi addormento, un sogno orribile mi tormenta. Da quando sono finito qui, ho la sensazione di andare a ritroso. Nessuno dovrebbe mai voltarsi indietro. Non tornare mai più.”
Dottore: “Niente di tutto ciò è reale, è puramente psichico.”
Louis: “È la divisione di tutti contro tutti. Se osi mettere in discussione anche un solo punto, ti colpiscono dritto alla giugulare. È difficile immaginare un’interazione umana senza aggressione diretta, è estenuante”.
Dottore: “In modo fatale. Questo paese è come una scena del crimine: ogni traccia di conflitto è stata spazzata via. Insieme ai sintomi che hanno portato al disastro. E pensano che questo garantisca loro la pace sociale…”
Nota a margine: se anche F.J. Ossang stesse pensando alla Francia, nell’approntare questo dialogo, vien da sé che da tali parole tutto il mondo occidentale può sentirsi chiamato in causa.

Stefano Coccia

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