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Per silenzio e vento

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VOTO: 7

Le voci della montagna

Dopo essere stato presentato in anteprima come film di apertura della 74esima edizione del Trento Film Festival e avere proseguito il suo percorso con tappe in altre kermesse dedicate al cinema di montagna, Per silenzio e vento è giunto il momento di affacciarsi nelle sale nostrane con un’uscita evento il 12, 13 e 14 ottobre 2026. Un’occasione di visibilità, quella offerta da Wanted Cinema, che consente al film di e con Matteo Righetto, diretto da Marco Zuin, di allargare i propri orizzonti distributivi oltre la circuitazione festivaliera.
Il documentario accompagna lo scrittore padovano, autore di romanzi pubblicati in molti Paesi del mondo e tradotti in diverse lingue, in un viaggio fisico e interiore tra le Dolomiti, trasformando l’esperienza dell’alpinismo in una riflessione civile e contemporanea sul paesaggio, sul cambiamento climatico e sul senso stesso dell’abitare. Il racconto si sviluppa attraverso immagini di paesaggio, materiali d’archivio e momenti meta-narrativi: nella solitudine di una baita, Righetto legge e rielabora i propri appunti, rendendo esplicito il processo creativo e invitando lo spettatore a un confronto diretto. Il film alterna così la dimensione contemplativa a quella critica, mostrando anche le contraddizioni dell’ambiente alpino contemporaneo, tra overtourism e fragilità degli ecosistemi. Attraverso il confronto tra passato e presente — dalle tracce ancestrali impresse nel paesaggio ai cambiamenti visibili nel giro di pochi decenni — Per silenzio e vento restituisce un ritratto complesso delle Dolomiti come sentinelle della crisi climatica e come spazio di possibile rigenerazione. Un invito a passare da osservatori a custodi, ridefinendo il rapporto tra individuo e comunità, tra uomo e ambiente. Lo scrittore, in una piccola baita, legge appunti per un libro. Le sue riflessioni, presenti lungo il film, guidano lo spettatore in un dialogo intimo e argomentativo. Si alternano escursioni, incontri con alpinisti di generazioni diverse, tra cui una giovane climber e una leggenda degli 8000. Insieme percorrono spettacolari itinerari, riflettendo su come le Dolomiti siano sentinelle della crisi climatica e simboli di un possibile cambiamento: vivere più lentamente, riscoprendo il selvatico e contrastando la frenesia urbana. Il documentario mostra anche le contraddizioni: code di auto, turisti inconsapevoli, alpinisti che vedono nello scioglimento dei ghiacciai nuove opportunità, ignorando la fragilità dell’ambiente.
Per silenzio e vento esplora il legame spirituale tra l’essere umano e l’ambiente montano, superando l’idea di alpinismo come conquista o gesto edonistico per tramutarsi in ascolto profondo. Attraverso lo sguardo dello scrittore e il suo incontro con alpinisti, studiosi e persone che in montagna vivono e lavorano, il film riflette sul valore etico dell’alta quota in un’epoca di crisi ecologica e di pressione turistica. La montagna non è solo uno scenario, ma un corpo vivo che ci invita a un cambiamento radicale: riscoprire la poesia del silvaticus per ricostruire il senso di comunità. Un percorso collettivo che muove verso una ridefinizione semantica e evocativa del termine “alpinismo” lungo la direttrice: io, montagna, noi. Lungo questo tour Righetto, che dell’opera è sia autore che traghettatore, interroga e si interroga su cosa sia l’alpinismo e cosa rappresenti oggi la montagna, trasformando una domanda ricorrente posta a tutti e tutte coloro che incontra sul cammino (Reinhold Messner, Erri De Luca, Enrico Camanni, Katharina Lunger e Wafaa Amer) in una preziosa quanto significativa raccolta di pensieri, opinioni, spunti di riflessioni, idee, punti di vista e definizioni.
Per silenzio e vento è l’espressione audiovisiva condivisa degli intenti di chi lo ha voluto e chi lo ha concepito. Al seguito di Righetto c’è la macchina da presa di Zuin, un regista veneziano il cui approccio mette sempre al centro del lavoro il sociale inteso come socialità e attenzione alla comunità. Due componenti che trovano nella ricerca dei contenuti e nella messa in quadro un equilibrio perfetto, simbolo di una raggiunta comunione di intenti. La stessa che avevamo precedentemente trovato in progetti similari come Fiore mio e Mauro Corona – La mia vita finché capita, dove dalle esperienze individuali si giunge a una più ampia visione e riflessione comune e collettiva.

Francesco Del Grosso

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