Un legame indissolubile
Nei decenni il cane è diventato un membro effettivo dei nuclei familiari. Si stima che, nel mondo, ci siano circa 471 milioni di cani da compagnia. A ciò si aggiunge il ruolo sociale che hanno assunto, suggellando un rapporto che è diventato una delle collaborazioni più straordinarie del regno animale: dal cane da pastore a quello da guida, passando dall’impiego nelle missioni di soccorso alle operazioni militari. Restringendo il campo all’uso strettamente militare e di pubblica sicurezza le cifre si aggirano tra le 30.000 e le 50.000 unità attivamente impiegate per svolgere compiti ad altissimo rischio (dalla ricerca di sostanze ed esplosivi al pattugliamento delle frontiere, fino al supporto tattico nelle operazioni speciali) e affrontare missioni estreme e situazioni al limite in contesti drammatici, ostili e di conflitto contemporanei, creando un legame indissolubile con i propri handler.
Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio racconta e rende omaggio a uno di questi rapporti, quello tra l’ufficiale delle Forze Speciali James Belmont e Odino, il cane militare con cui ha condiviso le missioni più pericolose della sua carriera. In seguito a un drammatico incidente aereo, lontani da qualsiasi forma di aiuto, i due si ritrovano dispersi nelle vaste e gelide terre dell’Alaska più remota. Tra montagne impervie, temperature estreme e minacce che si nascondono nella natura incontaminata, ogni giorno per l’ufficiale diventa una sfida contro il tempo e contro i propri limiti. Per trovare una via di salvezza, James e Odino dovranno affidarsi al coraggio, all’istinto e al profondo legame che li unisce, in un’avventura intensa dove la sopravvivenza dipende dalla forza del loro reciproco rapporto.
Nella sua ultima fatica dietro la macchina da presa, in uscita nelle sale nostrane dal 24 settembre 2026 con Eagle Pictures, David Ayer mescola come da consuetudine per il suo cinema dosi di azione, avventura e dramma, per dare vita a un survival thriller che racconta una straordinaria storia di coraggio, resistenza e amicizia. Per farlo si avvale della sceneggiatura di Cameron Alexander e dell’interpretazione di Brad Pitt nel ruolo del protagonista, con l’attore che nella sua seconda collaborazione con il regista dell’Illinois dopo il war-movie Fury si lancia in una delle performance fisicamente più impegnative della sua carriera. Insieme portano sul grande schermo una classica storia di sopravvivenza che come da tradizione offre allo spettatore di turno scariche di adrenalina ed emozioni forti grazie a scene spettacolari di grande impatto, a cominciare da quella delle rapide fino ad arrivare al combattimento notturno con il branco di lupi. Si tratta però di normale amministrazione per film inscrivibili al sotto-genere di riferimento, che fanno dei suddetti ingredienti i punti fermi e immancabili della ricetta portata sul grande schermo. Heart of the Beast non si discosta da essi, li cavalca per generare coinvolgimento nel fruitore di turno. L’obiettivo in tal senso viene centrato, con momenti che lasciano il segno, ma a scapito di un plot e dello sviluppo del personaggio piuttosto basilari, che si limita ad accennare con ricorrenti flashback il passato traumatico del protagonista per concentrasi sull’odissea e sugli ostacoli che è chiamato ad affrontare con il fido compagno di sventura per provare a sopravvivere.
Francesco Del Grosso








