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I basilischi (Blu ray)

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VOTO: 8,5

Il folgorante esordio della Wertmüller

Non molto tempo prima che nel 2021 l’autrice, da noi molto amata, ci lasciasse, avevamo avuto modo di ragionare nuovamente sul film d’esordio di Lina Wertmüller, I basilischi, grazie a Opera prima, il bel documentario dedicato da Tayu Vlietstra agli esordi di sei grandi cineasti: oltre che su di lei il discorso verteva infatti su Mario Monicelli, Liliana Cavani, Francesca Archibugi, Marco Bellocchio e Bernardo Bertolucci.
Restando su I basilischi, strepitoso inizio di carriera datato 1963 che le valse la Vela d’argento e il Premio internazionale della critica al XVI Festival di Locarno, le dichiarazioni raccolte dal documentarista rivelavano tanto quello sguardo sensibile e acuto, rivolto alla cornice antropologica del meridione di allora, che la sfrontatezza stessa della cineasta, assai abile in gioventù nel trasformare un budget alquanto ridotto nel presupposto di una pellicola che avrebbe lasciato il segno.
Molto accorte, divertenti e sornione ci sono parse pure certe affermazioni della Wertmüller sul rischio di farsi poi intrappolare in un cinema forzatamente autoriale, fintamente intellettuale, problematica che ancora oggi può far sentire il suo peso. Dalla vittoria a Locarno al pericolo di essere “incasellata” da pubblico e critica in determinate categorie. Ascoltiamo quanto dichiarava nel segmento del doc a lei dedicato: “Uscii già nelle sale con una coroncina in testa, poi vinsi altri 14 premi internazionali. Fu un ottimo lancio. Fu tanto buono che io mi spaventai un po’: ora, dicevo, mi mettono nello scaffale dei registi impegnati, mi tocca fare tutta la vita cinema impegnato. E siccome di natura sono mascalzona, zingara, scugnizza diciamo, pensai ‘cosa posso fare per cancellare subito nella testa dei critici il fatto che io sarei così? Faccio Giamburrasca!’ E feci Giamburrasca, in televisione, con la Pavone, musical, mi divertii tantissimo! Tutti gli ottimi attori di teatro che c’erano ce li misi dentro. Poi, per carità, altissima qualità: Nino Rota, Pierino Tosi, Bacalov all’orchestrazione. Però era Giamburrasca“.

Ora grazie a CG Entertainment un pubblico più ampio potrà farsi un’idea più approfondita di come si affacciò la regista nella settima arte, in quella che rimane una delle stagioni d’oro per il cinema italiano. Edizione basica, il Blu ray de I basilischi, che pur scevra di extra (la cui aggiunta avrebbero magari permesso di incastonare ancora meglio la genesi dell’opera nel periodo in questione) ci restituisce in tutto il suo splendore il bianco e nero della pellicola, così ben impiegato dal direttore della fotografia Gianni Di Venanzo per affrescare in modo vivido un angolo di Meridione italiano. A voler essere più precisi, una Puglia placidamente assopita nella postprandiale “Controra”, come beffardamente annotato dalla voce fuori campo all’inizio del film.
La sinossi si può facilmente condensare così: in quel piccolo paese del Sud, un giovane studente in legge trascorre insieme a due amici di lunga data e ad altra gente del luogo lunghe giornate oziose. I tre protagonisti appaiono insofferenti e al contempo partecipi della mentalità locale. Bighellonano, tentano qualche svogliato approccio amoroso, litigano con i genitori, sognano fantasiose avventure che non faranno mai, tentano di movimentare il panorama cittadino con iniziative culturali o approcci imprenditoriali no destinati purtroppo a concretizzarsi.

Supportata dalle ottime musiche di Ennio Morricone e da Ruggero Mastroianni (fratello di Marcello) al montaggio, la Wertmüller dava già qui dimostrazione, negli spigliati dialoghi e nel rapportarsi alle tare caratteriali dei personaggi, di quella vena sottilmente caricaturale, di quello spirito irriverente con cui avrebbe continuato di film in film a cesellare l’humus culturale e antropologico del nostro paese. Si rimane ancora oggi divertiti e incantati di fronte alla freschezza di un simile lungometraggio d’esordio. Arricchito, peraltro, da una maestria nelle riprese e dalla scelta di inquadrature spesso sorprendenti per taglio e angolazione, che offrono così allo spettatore l’impressione di vivere le consuetudini, i pettegolezzi e i piccoli riti di quella cittadina del Mezzogiorno ancor più dall’interno.

Stefano Coccia

Regia Lina Wertmüller
Con Stefano Satta Flores, Antonio Petruzzi, Rosanna Santoro
Categorie: Drammatico, Esclusiva
Italia
1963
Durata Video 83′
Formato Video HD 1080 24p 16/9 1.85:1
Tipo Audio Dolby Digital 2.0 | Italiano
DTS-HD Master Audio 2.0 | Italiano
Sottotitoli Italiano per non udenti

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