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Crocodile

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VOTO: 7

Dalle stalle alle stelle

Chi appassionato di cinema di genere e abituale frequentatore della rete almeno una volta nell’ultimo decennio non si è imbattuto in uno degli oltre cinquanta video realizzati dai The Critics? Impossibile data la portata del fenomeno che li accompagna e il numero stratosferico di iscritti al loro canale YouTube. Per chi non ne avesse mai sentito parlare si tratta del celeberrimo collettivo cinematografico homemade nigeriano, con base a Kaduna, formato da cinque ragazzi senza nessuna formazione cinematografica, i cui cortometraggi drammatici e di fantascienza, realizzati con risorse minime sia tecniche che economiche e materiali riciclati, sono divenuti virali sul web al punto da arrivare sui palchi internazionali e attrarre l’attenzione di nomi del calibro di J.J. Abrams. Ma prima che tutto ciò che accadesse su di loro aveva già posato lo sguardo la tre volte candidata all’Oscar Pietra Brettkelly che ha deciso di realizzare il documentario Crocodile, che vede tra i produttori esecutivi anche Idris Elba.
Girato nell’arco di tredici anni in uno stile ibrido immersivo, l’opera ha avuto la sua anteprima mondiale nella sezione Forum della Berlinale 2026 per poi intraprendere un fortunato tour nel circuito festivaliero che ha fatto tappa tra le altre al Tribeca e più di recente nella vetrina di Controcampo della seconda edizione del Milano Film Fest. In Crocodile, i The Critics appaiono sia davanti che dietro la macchina da presa al fianco della regista neozelandese in un documentario che ha il gusto del romanzo di formazione e nel contempo è un omaggio allo spirito, all’essenza, all’artigianalità e alla passione del e per il cinema. Queste due componenti vanno ad alimentare il racconto di un film che parla di identità, creatività, determinazione e del diritto di ognuno di noi di poter raccontare la propria storia. Una storia, la loro, che passa attraverso l’impegno politico (sullo sfondo le condizioni sociali, governative ed economiche del Paese), gli accesi dibattiti, i momenti di dubbio e disperazione, le spaccature e le resistenze, e la graduale professionalizzazione della loro arte. Crocodile in tal senso diventa una parabola di crescita e di riscatto, che passa per cadute e rinascite, errori e successi, fino a raggiungimento della maturità e di una piena consapevolezza del proprio essere umano e artistico.
La narrazione prende forma e si struttura in maniera classica rispetto alla tipologia di prodotto chiamata in causa, attraverso una combinazione di riprese oggettive di pedinamento e interviste ai membri del collettivo con l’auto-rappresentazione, mediante una modalità di messa in quadro che ricorda per certi versi quella adottata da Agostino Ferrente nel suo Selfie, nel quale i giovanissimi protagonisti raccontavano e si raccontavano attraverso la lente di uno smartphone. Il risultato è un divertente, a tratti coinvolgente, documentario che mostrando le immagini di backstage della realizzazione dei loro folli film di fantascienza riportano la mente tanto a Margheriti quanto a Ed Wood. L’energia, la vitalità e la determinata volontà di inventare e di auto-inventarsi, mescolati con il racconto di una crescita personale veicolata dalla magia del mezzo audiovisivo, a conti fatti non possono non regalare al fruitore di turno più di un sorriso.

Francesco Del Grosso

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