Home AltroCinema Documentari Anguane, le voci dell’acqua

Anguane, le voci dell’acqua

3
0
VOTO: 7

Seguire il corso

Non c’è due senza tre per Giovanni Pellegrini, la cui ultima fatica dietro la macchina da presa, Anguane, le voci dell’acqua, è stata selezionata nella sezione Made in Italy della 29esima edizione del Festival CinemAmbiente. Alla kermesse torinese, il regista veneziano torna per la terza volta, dopo le precedenti esperienze con La città delle sirene (2020) e Lagunaria (2022), per presentare in prima nazionale il suo nuovo documentario con il quale esplora le geografie d’acqua del Veneto e si interroga sul nostro rapporto con l’ambiente.
Lo ha fatto da una parte richiamando le leggende delle Anguane, creature bellissime e seducenti, che vivono in grotte e nei torrenti, hanno tratti animali e sono in grado di trasformarsi in anfibi e scatenare le tempeste, dall’altra pedinando la cantante ed attrice Maria Roveran a sua volta sulle tracce di questi esseri fantastici e misteriosi che sembrano ancora abitare quei paesaggi sparsi tra Piave, Adige, Brenta e Sile, lungo un fiume immaginario che scorre dalle Dolomiti alla Laguna di Venezia.
Il risultato è un tour fisico, interiore ed emozionale alla ricerca della loro voce antica, per ascoltare e raccogliere i suoni delle loro dimore: il gorgoglio di una sorgente, il ritmo inafferrabile di un torrente, l’eco di una grotta. Questa ricerca della performer veneta, che da anni lavora sulla voce e sulla relazione tra paesaggio, corpo e suono, si trasforma così in una musica che non imita la natura, ma cerca di entrare in relazione con essa, fino a diventare la colonna sonora del film. Colonna alla quale entrano a fare parte, mescolandosi senza soluzione di continuità, le musiche avvolgenti di Joe Schievano e il suono estremamente performante di Tommaso Duguato.
Accanto al percorso artistico della Roveran scorre parallelamente l’altrettanto interessante ricerca scientifica di biologi, speleologi e attivisti impegnati nello studio e nella difesa degli ecosistemi acquatici, che li porta a documentare la fragilità dei luoghi in esame, sempre più minacciati da inquinamento. Questo a una lettura più approfondita fa di Anguane, le voci dell’acqua anche un lavoro d’inchiesta, che permette di attirare l’attenzione del fruitore più sensibile e analizzare sul campo problematiche piuttosto serie, che vede il Veneto come una delle regioni con il più alto tasso di consumo di suolo al mondo, una terra dove ogni giorno tre campi da calcio vengono ricoperti da cemento ed asfalto. Le conseguenze sono oltre all’inquinamento, la scomparsa della biodiversità e il dissesto idrogeologico.
Seguendo una narrazione stratificata che si pone in continuità con il precedente lavoro di Pellegrini, ossia Lagunaria, la pellicola in questione lavora di fatto su due piani distinti che vanno poi sovrapponendosi per consegnare allo spettatore di turno un’opera nella quale il mito si intreccia al presente, rivelando una terra segnata da ferite profonde, dove l’acqua porta i segni di un equilibrio compromesso. Il tutto a riprova del potere di un linguaggio arcaico che continua a offrirci strumenti per interpretare il mondo contemporaneo e le sue croniche problematiche. La metafora si fa dunque strumento di un documentario che ha la capacità di toccare argomentazioni universali e dal peso specifico rilevante attraverso l’Arte e in forma poetica. Il tutto impreziosito da immagini evocative, a cominciare da quelle subacquee, che mettono in evidenza la grande cura estetica del prodotto.

Francesco Del Grosso

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

3 × 1 =