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Las corrientes

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VOTO: 8,5

Identità fragili

Tra i film proposti durante La Nueva Ola – Festival del Cinema Spagnolo e Latinoamericano 2026, prendendo ovviamente in considerazione solo le volte in cui chi scrive era presente in sala, Las corrientes di Milagros Mumenthaler ci è parso quello maggiormente in grado di stimolare tentativi di analisi e moti di curiosità da parte del pubblico, stante anche un Q&A con la magnifica attrice argentina Isabel Aimé González-Solá (già apprezzata ne Il delitto del 3° piano) decisamente partecipato e di qualità insolitamente alta. Non poche, infatti, le domande pertinenti, argute, brillanti che gli aficionados del festival hanno posto per l’occasione.
Del resto il terreno di indagine si è rivelato in questo caso particolarmente fecondo. Inserito nella sezione La Nueva Ola Latinoamericana (in quanto di produzione argentina), Las corrientes rivela intanto una doppia anima, sudamericana ed europea, poiché il travaglio esistenziale della protagonista si snoda tra due continenti. “Eroina dei due mondi” senza però avere una baldanza garibaldina, la fascinosa e irrequieta Catalina rivive tale duplicità (il tema del doppio ricorre spesso, assieme a un timbro vagamente “espressionista”, nella costruzione del lungometraggio) a partire dal nome. Per gli affetti più antichi lei è “Cata”, mentre il marito e quell’entourage più stretto che la stima quale stilista di talento la chiamano abitualmente “Lina”. Identità in sospeso, quella della donna, che nel corso della narrazione mostrerà più di una crepa e motivi di turbamento sempre sul punto di affiorare ed imporsi.

Un’ispirata Milagros Mumenthaler ambienta l’enigmatico prologo in Svizzera, ove l’imprenditrice e creativa di fama internazionale ha appena ricevuto un premio importante, ma invece di godersi tale riconoscimento si è messa a girovagare senza meta per la sonnacchiosa, ordinata cittadina, seguendo peraltro impulsi irrazionali, uno dei quali la spingerà a lasciarsi andare da un ponte nelle gelide acque locali. Ammortizzato l’incidente con totale noncuranza, distacco, al ritorno a Buenos Aires la donna continuerà a collezionare momenti di crisi, deliri introspettivi e inquietudini varie, rendendo sempre più accidentato il dialogo con chi le sta intorno, a partire dalla famiglia e dai colleghi li lavoro.
La ricorrenza dell’elemento fluido, acquatico, il ripetersi di esperienze semi-oniriche o velatamente allucinatorie, il “proustiano” rincorrere frammenti del proprio passato la spingeranno a confrontarsi con stanze della memoria che lei stessa credeva abbandonate da tempo e a mutare il proprio sguardo sulla realtà circostante, su rapporti che potevano apparire ormai consolidati.
Ne Las corrientes, complice l’intensità fuori dal comune di Isabel Aimé González-Solá, tutte queste fasi vengono espresse attraverso una narrazione rapsodica, talora un po’ criptica o comunque orgogliosamente allusiva, nei cui meandri quella specie di “iperealismo” o realismo magico tende a riconfigurare e alterare la dimensione materica dell’esistenza da prospettive sempre diverse. Commento musicale e sound design definiscono ancora meglio tale atmosfera, alla quale contribuiscono poi immagini forti sul piano simbolico, vedi la surreale, singolare epifania del faro che in Argentina vediamo dominare la città e i suoi abitanti.

Stefano Coccia

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