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In the Grey

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VOTO: 7

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Di certezze al cinema così come nella vita ce ne sono sempre meno, ma ogniqualvolta dietro la macchina da presa si siede uno come Guy Ritchie, più nel bene che nel male, c’è da aspettarsi una dose di buon sano intrattenimento. Laddove quel tipo di certezze viene meno ci pensa il regista britannico a fornirlo con film e serie che dell’intrattenimento a buon mercato e senza fronzoli è tra i principali fornitori.
Con In the Grey, in uscita con 01 Distribution il 14 maggio 2026, ne offre tanto e di qualità, anche grazie al contributo di un cast d’eccezione parecchio assortito guidato da Jake Gyllenhaal, Henry Cavill ed Eiza González, interpreti che per l’occasione tornano a collaborare nuovamente con Ritchie indossando i panni dei membri di una squadra segreta di agenti speciali capaci di muoversi abilmente nella “zona grigia” tra potere, denaro e violenza citata dal titolo, per recuperare una fortuna da un miliardo di dollari rubata da uno spietato despota in quella che si presenta fin da subito come una missione quasi suicida. quando il piano devia improvvisamente, l’operazione si complica oltre ogni previsione. Una rapina impossibile si trasforma in una feroce guerra sotterranea fatta di strategie, doppi giochi e tradimenti. Nuovi nemici emergono dall’ombra e anche le alleanze più solide iniziano inevitabilmente a vacillare. In un contesto dove ogni scelta può essere fatale e nulla è come sembra, la squadra dovrà superare i propri limiti per portare a termine la missione, mettendo in gioco il successo dell’operazione, ma anche la propria sopravvivenza.
In the Grey segna il ritorno nelle sale italiane del cineasta di Hatfield, da dove mancava dal remake di Aladdin del 2019. I suoi ultimi sei film tra cui The Covenant e Il ministero della guerra sporca, infatti, sono stati distribuiti nel nostro Paese direttamente in streaming. Negli ultimi anni, inoltre, Ritchie si è dedicato molto anche alla serialità, dirigendo episodi di show come The Gentlemen, MobLand e Young Sherlock. Ma indipendente dal veicolo di fruizione, il suo stile è rimasto comunque inalterato e inconfondibile, fatto di ritmo serrato, dialoghi affilati, personaggi complessi e moralmente ambigui, oltre a sequenze d’azione di grande impatto visivo. E sono proprio queste, così come nelle precedenti, il piatto forte del menù dell’opera in questione. Con il piede fisso sull’accelerato a una martellante velocità di crociera costante, la timeline scaraventa lo spettatore nel mezzo e nel pieno di spettacolari e pirotecnici inseguimenti e conflitti a fuoco (vedi quelli nella piantagione di banani) che si intensificano in trenta minuti finali che sul piano action da soli valgono il prezzo del biglietto.
Il tallone d’Achille, che poi è una problematica cronica nel cinema action e di conseguenza anche in quello del regista inglese, sta nella componente narrativa e drammaturgia, con plot e sviluppi che non hanno molto da dire in termini di originalità. In the Grey ha in tal senso il serbatoio in riserva, proponendo una trama basic che, mettendosi al completo servizio dello spettacolo balistico e tecnico, sacrifica stratificazioni e dinamiche più complesse a favore della causa. Il ché presuppone una resa incondizionata e un’accettazione delle regole d’ingaggio per un film che preferisce i fatti alle parole. Tuttavia lo humour very british con il quale l’autore condisce i dialoghi fa in modo che la visione si faccia non solo adrenalinica, ma anche un bel po’ frizzantina.
Per il resto la scrittura si affida, appoggiandosi, a situazioni e filoni già ampiamente collaudati e codificati passando dall’heist movie della prima parte in cui ritroviamo il Ritchie degli albori ma meno pop di Lock & Stock e Snatch, al più classico war-movie di una seconda in versione The Expendables, dove un’operazione di salvataggio ed estrazione tra le linee nemiche non è più una questione di soldi, bensì di vita o di morte.

Francesco Del Grosso

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