Quechua vs Disney
Se nella giornata inaugurale della 19esima edizione de La Nueva Ola – Festival del Cinema Spagnolo e Latinoamericano la scelta del film d’apertura è caduta, molto opportunamente, su un vibrante lungometraggio di finzione spagnolo, Sorda – Il silenzio degli altri di Eva Libertad, si può altresì dire che anche il Sudamerica e il cinema documentario siano stati degnamente rappresentati.
Ad aprire una sezione come La Nueva Ola Latinoamericana, mercoledì 6 maggio, è stato infatti Runa Simi (2025) di Augusto Zegarra, documentario peruviano già vincitore di diversi premi tra cui il Best New Documentary Director Award al Tribeca Film Festival 2025. I riconoscimenti ricevuti finora non devono stupire: con assoluta leggerezza Zegarra ha saputo concentrare in questo suo lavoro originali innesti meta-cinematografici, poesia delle immagini, radicato umanesimo e critica a una globalizzazione che troppo spesso sacrifica i più antichi retaggi culturali a un potere sempre più impersonale; potere, questo, concentrato in pochissime mani e negli studi legali di multinazionali dall’interesse nullo o comunque scarso per il bene comune.
Protagonista di tale vicenda è un vero e proprio paladino delle Ande: Fernando Valencia, giovane padre che per amore del figlio e della propria gente è impegnato da anni in un’insolita operazione culturale, ossia il tentativo di doppiare in lingua Quechua le pellicole maggiormente amate da lui e dal pubblico, così da renderne più piacevole la visione per coloro (in particolare anziani e giovanissimi) che con la loro lingua madre, rispetto allo spagnolo, possono vantare maggior confidenza. Questo suo impegno aveva portato intanto alla realizzazione di brevi clip, divenute virali in rete, del film d’animazione più amato in assoluto, all’interno della piccola cerchia di familiari e di estemporanei “collaboratori”, ovvero Il Re Leone. Doppiaggi peraltro irresistibili ed estremamente musicali!
Il piano sarebbe ora di doppiare tutto il film e renderlo disponibile per proiezioni pubbliche, possibilmente con l’autorizzazione e l’appoggio della Disney stessa. Noialtri siamo sufficientemente smaliziati, però, da sapere bene come dietro la patina di “inclusività “, “politically correct” e messaggi solidali della storica casa di produzione americana si nasconda in realtà tutt’altro, ossia un colosso finanziario interessato soprattutto al profitto e poco sensibile alle istanze provenienti dal basso. Quanto poi le logiche commerciali, per tale studio cinematografico, possano prevalere su qualsiasi altra considerazione di ordine artistico, etico e culturale, lo sanno bene i fan di Star Wars, i quali da quando è stata acquisita hanno dovuto assistere a un continuo, progressivo svilimento della loro saga preferita.
Fernando Valencia non è comunque uno che si arrende facilmente. Nonostante lo stesso regista de Il Re Leone, Rob Minkoff, tra i maggiori artefici della seconda golden age della Disney e oggi critico verso una politica aziendale sciattamente orientata verso continui remake, lo avesse avvertito della difficoltà di far accettare dalla Disney il doppiaggio nella lingua di una minoranza (comunque parlata nei vari paesi andini da almeno dieci milioni di persone), lui spostandosi di continuo dalla sua Cusco alla capitale Lima ha fatto di tutto per portare avanti il suo sogno. Anche sfidare le regole.
E così in Runa Simi, tra artigianali studi di montaggio, schermi montati su campetti da calcio e paesaggi mozzafiato, ci si appassiona sempre più all’impresa di questo Don Chisciotte sudamericano, incredibilmente simpatico e generoso, come pure a quegli incontri con la sua gente sempre ricchi di calore umano. Con la Pachamama (divinità andina nota anche come “Madre Terra”) e altri spiriti cari agli antenati pronti a benedire il suo operato, così distante dalla gelida mentalità da contabili presente invece negli uffici e negli studi legali della Disney
Stefano Coccia









