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La più piccola

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VOTO: 8

La mia libertà

«La mia libertà finisce dove inizia quella dell’altro» è una delle affermazioni più note attribuite a Martin Luther King. Un valore che dovrebbe essere trasmesso come ‘regola’ di vita nei rapporti personali così come in quelli ‘burocratici’. L’ultimo lavoro da regista di Hafsia Herzi, tra le interpreti più apprezzate del cinema di Abdellatif Kechiche, si può dire che sia un manifesto della libertà in primis individuale e il divieto (arrivato il 14 aprile 2026) ai minori e alle minori di 14 anni dato dalla Commissione per la Classificazione Opere Cinematografiche del Ministero della Cultura Italiana ci pone inesorabilmente delle domande.
La potenza de La più piccola (La petite dernière) sta nello sguardo della regista e nel connubio creato con l’attrice protagonista, Nadia Melliti. Quest’ultima, forte di un approccio incontaminato, ha debuttato come attrice proprio incarnando Fatima, la diciassettenne – la più piccola di tre sorelle in una famiglia musulmana – che inizia a fare i conti con se stessa. Un viaggio interiore intenso alla ricerca della propria identità, cercando di conciliare col timore del giudizio famigliare – e non solo – e con l’aspetto religioso (elemento che ci viene subito mostrato nei primi minuti del film, appartenente alla quotidianità proprio come la naturale azione del lavarsi). Non era semplice trovare la giusta chiave per raccontare una storia vera che può toccare corde di ciascuno di noi. «La lettura (tratto dal romanzo autobiografico di Fatima Daas, pubblicato in Italia da Fandango Libri) è stata un colpo di fulmine immediato. Come donna, mi ha profondamente colpita ed emozionata. Mi sono detta subito: “Non ho mai visto un personaggio così al cinema”. Un’eroina di origine maghrebina, musulmana praticante, che vive in periferia ed è attratta dalle donne», ha dichiarato acutamente la regista aggiungendo. «In questo contesto l’omosessualità è spesso raccontata dal punto di vista maschile, non femminile. Per la mia esperienza di “ragazza di quartiere” nei quartieri nord di Marsiglia, è un personaggio che conosco bene. In periferia non è
sempre facile assumere ciò che viene percepito come una differenza: i pregiudizi sono forti e lo sguardo su sé stessi pesa molto. Ma attenzione: questo racconto non può essere ridotto a una sola tipologia sociale, perché è profondamente universale».
Il punto è proprio questo, questa storia, indipendentemente dall’orientamento sessuale ci riguarda eccome, anche per come tratta la questione del bullismo a scuola o ancora il ‘preconcetto’ (valido ancora per alcuni) che ragazzi e ragazze non possano essere amici o peggio ancora che per risultare bella agli occhi di un ragazzo bisogna indossare abiti femminili.
«Censurare il film a chi è minore di 14 anni dimostra l’arretratezza del nostro Paese quando si tratta il tema dell’educazione sessuoaffettiva. Il cinema è universale, deve saper parlare a tutte e tutti, affrontare ogni tematica senza tabù, senza forme di censura preventiva» ha dichiarato la casa di distribuzione e Fandango. Il problema è che l’educazione sessuoaffettiva alle scuole medie inferiori è stata vietata e opere così aprirebbero il dibattito, senza contare che permetterebbero a molti ragazzi e ragazze di trovare il coraggio di parlare dei propri sentimenti.
«Il film non contiene alcun riferimento sessuale esplicito ed è stato distribuito in tutto il mondo senza alcuna forma di censura», ha correttamente evidenziato la Herzi aggiungendo come durante il tour internazionale di un anno con Nadia Melliti, che ha ricevuto il premio come Miglior Attrice a Cannes 2025, abbia avuto modo di incontrare e parlare con il pubblico e, ha aggiungo, «non mi sono mai trovata di fronte a osservazioni di questo tipo. L’accoglienza degli spettatori è sempre stata molto calorosa e credo sinceramente che il film mostri la vita di un personaggio mai visto prima, importante per molte giovani donne. Il film è tratto da un libro autobiografico che non è stato censurato in nessun Paese». Alla presentazione al Bif&st 2026 si è creato un dibattito costruttivo, l’auspicio è che questo atto di censura porti gli spettatori, persone pensanti, a esprimersi liberamente su un lungometraggio che merita rispetto, spazio e ‘urla’ delicatamente libertà.

Maria Lucia Tangorra

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