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My Wife Cries

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VOTO: 8

Maldamore

Una regista con uno stile che può essere sovente piuttosto respingente, Angela Schanelec. Spesso considerata eccessiva o addirittura autoreferenziale nelle sue messe in scena minimaliste, infatti, la cineasta di Aalen ha spesso e volentieri diviso pubblico e critica ogni qualvolta ha presentato una sua nuova opera. Ad ogni modo, ella è ormai praticamente di casa alla Berlinale, dove, giusto per fare un esempio, soltanto tre anni fa ha presentato il lungometraggio Music, vincitore dell’Orso d’Argento alla Miglior Sceneggiatura. E così, eccola tornare anche a questa 76esima edizione del Festival di Berlino, anche questa volta in concorso, con My Wife Cries, la sua ultima fatica. Sarà riuscita stavolta a mettere d’accordo un maggior numero di spettatori? Questo suo film, come vedremo a breve, è comunque un lavoro piuttosto interessante.
My Wife Cries, infatti, si cimenta nell’ardua impresa di analizzare in ogni suo possibile aspetto il complesso tema relazioni di coppia. E lo fa tramite la storia di Thomas (impersonato da Vladimir Vulević), operaio in un cantiere edile, il quale, un giorno, mentre è a lavoro, riceve una telefonata da sua moglie Carla (Agathe Bonitzer): egli dovrà andarla a prendere in ospedale, perché la donna ha appena avuto un incidente stradale e il suo amico David, con cui stava andando a vedere una casa in campagna, è morto proprio a seguito dell’incidente.
Carla è immediatamente sincera con suo marito, gli racconta del suo legame intenso ma platonico con David, gli parla dei suoi sentimenti, delle sue perplessità, delle sue paure. Thomas, però, dal canto suo, non sembra realmente comprenderla e, dopo un forte e improvviso mal di testa, finisce irrimediabilmente per chiudersi sempre di più. Come andrà a finire tra loro?
Il cinema di Angela Schanelec, come ben sappiamo, è un cinema che mette innanzitutto in primo piano sensazioni, impressioni e dialoghi, concentrandosi sulla complessità dell’animo umano e di ogni relazione interpersonale. Lo stesso vale per il presente My Wife Cries, dove un rapporto matrimoniale apparentemente felice e armonioso viene messo in discussione da un evento inaspettato. Parallelamente alla storia tra Thomas e Carla, inoltre, troviamo le storie di loro amici e colleghi, ognuno con le proprie problematiche, ognuno che fatica a trovare, in un modo o nell’altro, un punto d’incontro.
E così, con costanti dialoghi a fare da protagonisti assoluti, in My Wife Cries troviamo un vero e proprio saggio sui sentimenti, sui rapporti umani, su ogni possibile fattore che possa in qualche modo influenzarli, all’interno di una messa in scena estremamente minimalista ma funzionale all’approccio scelto dalla regista. Già, perché, di fatto, al fine di dare il giusto spazio alle lunghe conversazioni tra i personaggi, Angela Schanelec ha optato principalmente per frequenti inquadrature a camera fissa (fatta eccezione per i momenti in cui i protagonisti camminano per strada o vanno in bicicletta), con una quasi totale assenza di musiche (fatta eccezione, naturalmente, per sporadiche musiche diegetiche), performance attoriali fortemente orientate allo straniamento brechtiano e la sempre vincente scelta di girare tutto in pellicola.
E così, durante la visione di My Wife Cries finiamo inevitabilmente per pensare al cinema della leggendaria coppia Straub-Huillet, ma anche di Érich Rohmer, pur riconoscendo alla presente opera una propria, ben marcata personalità. Angela Schanelec, dunque, questa volta ha fatto centro, rivelando una grande sensibilità e un’ottima conoscenza dell’animo umano. E chissà se anche la giuria berlinese avrà modo di apprezzare questo suo lavoro.

Marina Pavido

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