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Broken Voices

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VOTO: 7,5

Le ragazze del coro

Strani casi di sincronicità junghiana. Questa 37esima edizione del Trieste Film Festival pare essersi naturalmente indirizzata (o aver magari mutuato una qualche tendenza, riscontrabile nelle cinematografie dell’Europa Orientale) verso la presenza così iconica dei cori femminili, giacché questi sono già comparsi in ben due film sloveni inseriti nella sezione Wild Roses: Little Trouble Girls di Urška Djukić e, titolo a suo modo indimenticabile giacché chilometrico, Ida Who Sang So Badly Even the Dead Rose Up and Joined Her in Song di Ester Ivakič .
Come a completare il cerchio abbiamo trovato ad attenderci, nel Concorso Lungometraggi, un prodotto cinematografico per certi aspetti simile, peraltro interessantissimo nell’approccio. Trattasi di Broken Voices (Sbormistr), del regista ceco Ondřej Provazník. Ispirato al caso della corale “Bambini di Praga”, il film mette in scena con una limpidezza e acutezza di sguardo davvero rare una lunga serie di abusi, di coercizioni e di manipolazioni psicologiche, avente quale epicentro un coro femminile ceco di successo che, nei primi anni ’90, si suppone venga anche invitato in America per una prestigiosa tournée.

Provaznik, che in quel di Praga ha studiato giornalismo presso l’Università Carolina e sceneggiatura cinematografia alla celebre FAMU, si era dedicato all’inizio soprattutto ai documentari. E si vede. In positivo, poiché il modo così vivido di rappresentare e descrivere i diversi contesti ambientali abitati dai personaggi costituisce, a partire dalle particolari prossemiche che legano tra loro il maestro del coro, le bambine e le loro famiglie, qualcosa che va al di là di una semplice cornice. Quasi a rispecchiare le peculiari abitudini, aspirazioni e paranoie di ognuno.
In ciò decisamente felice è risultata la scelta di girare il lungometraggio in 16 mm, esibendo cioè scelte cromatiche che esasperano al dettaglio ogni luogo, coi suoi tratti specifici, passando così ad esempio dal nitore del rifugio montano opzionato per il ritiro del coro alla parentesi newyorchese tanto sorprendente e ricca di epifanie.

Intessuto con molta accortezza intorno a omissioni, silenzi, ambiguità, azioni sospette, comportamenti tutti da decifrare, Broken Voices da un lato seduce l’uditorio con il bel canto (e il regista ci ha tenuto a sottolineare che tutte le parti musicali sono state girate in presa diretta), dall’altro mostra un “dietro le quinte” a dir poco inquietante; laddove il carismatico e popolare direttore del coro, Machá, non si fa scrupolo di esercitare quel suo subdolo fascino e – soprattutto – la propria posizione di potere nei confronti delle coriste, tutte minorenni. Causando in tal modo disturbi psicologici e talvolta persino abnormi gelosie tra le ragazze. Per lunghi tratti l’esito di tale adescamento resta sottotraccia, “fuori campo”, ma nel caso del rapporto con la protagonista tredicenne Karolína (peraltro incredibilmente brava, la giovanissima interprete, tanto da ricevere meritati premi) tali attenzioni si concretizzano in una scena di prevaricazione a New York assai disturbante, per quanto concepita con una sensibilità tale da non indulgere troppo sugli aspetti più morbosi. Ecco, in ultima analisi, del lavoro di Provaznik ci è piaciuta anche l’assenza di retorica, riscontrabile persino nel folgorante epilogo, ossia la capacità di mostrare episodi scabrosi senza forzature ideologiche o sensazionalismi. Accompagnando cioè con naturalezza lo sguardo dello spettatore (e delle protagoniste), ma lasciandolo poi libero di rielaborare l’accaduto in profondità.

Stefano Coccia

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