Il trauma dietro il coraggio
Presentato alla 17ma edizione dell’Ortigia Film Festival, dopo il passaggio a Venezia 82, il cortometraggio In Re Minore del regista – ex vigile del fuoco – Antonio Maria Castaldo, racconta una storia di coraggio, di traumi ma soprattutto di speranza.
Il film, prodotto dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco, scritto e diretto a quattro mani da Antonio Maria Castaldo e Gianluca Grazini, racconta l’impegno dei Vigili del Fuoco durante i soccorsi per il terremoto dell’Aquila del 2009 attraverso la storia di un pompiere, Alberto (interpretato da Marco Aceti), che nel dramma presente deve affrontare il suo passato.
Raccontare un dramma reale non è mai facile; il rischio è cadere nella retorica e nel banale. Il terremoto in Abruzzo è un evento che ha colpito al cuore tutta l’Italia, chi lo ha vissuto personalmente ed è sopravvissuto, chi era lontano ed ha visto andarsene persone care, finanche chi non ha legami con quella terra ha sentito – immenso – lo strazio di quei crolli, di chi non ce l’ha fatta e quello di chi si è salvato ma ha visto la vita distrutta. La sottoscritta l’ha vissuto in differita, avendo il padre a l’Aquila da qualche mese per lavoro, in Prefettura; fortunatamente in quei giorni era a Roma, ma il dolore per gli amici perduti, la rabbia per quel che si sarebbe potuto fare prima, per contenere il disastro, e non è stato fatto, il colpo al cuore di vedere rovine laddove c’erano palazzi, case, una vita pulsante, non sono stati mai dimenticati. Il grande pregio del lavoro di Castaldo, è proprio quello di non essere banale né retorico: grazie all’impegno (anche produttivo) dei Vigili del Fuoco, racconta una storia vera e verosimile, che arriva al cuore dello spettatore senza fronzoli, omaggiando al tempo stesso il lavoro difficile ed il coraggio dei nostri pompieri.
Nel cast, anche l’amico Marco Romeo, che, come gli altri Vigili del Fuoco scelti per il cortometraggio, interpreta il suo vero ruolo a lavoro; un’alchimia perfetta tra realtà e fiction, tra vero e verosimile, che traspare dallo schermo, fortemente voluta dal regista, che nelle caserme dei Vigili del Fuoco è cresciuto, con un padre ed uno zio pompiere ed egli stesso pompiere per anni. Castaldo ha portato la quotidianità vissuta senza romanzarla; lo stesso protagonista è ispirato alla storia vera di un uomo che, chiamato per un intervento sul crollo di una palazzina, scopre che è la casa dei propri genitori e decide, da lì, di specializzarsi nella ricerca di persone sotto le maceria.
Questo dramma rivive in Alberto, il protagonista, che, chiamato a soccorrere tra le rovine d’Abruzzo, ricorda e rivive una tragedia personale; e con lui, lo spettatore tocca tutte le emozioni di chi è chiamato a questo compito, dalla paura al coraggio, dalla rabbia all’empatia. Dal bar, dove il notiziario trasmette la notizia, al campo, dove con i suoi colleghi ed i cani addestrati è alla ricerca dei sopravvissuti, il ricordo della tragedia vissuta riemerge prorompente; eppure Alberto trova in sé la scintilla per portare a termine il suo lavoro, scendere in un buco indicato dai cani, trovare un corpo esanime che rende il dramma presente, e continuare. Dopo due giorni, la ricerca sembra vana; eppure la vita, come il fiore che sboccia dalle rocce, è più forte.
In Re minore è il secondo dei tre cortometraggi che Castaldo dedica ai Vigili del Fuoco, dopo Gli Elefanti; entrambi simbolo di coraggio, sacrificio, umanità e speranza, mostrano la quotidianità di un Corpo che ha il difficile compito di prevenire dove possibile e di intervenire in soccorso, sia in caso di piccoli incidenti che di eventi epocali.
La regia di Castaldo, forte ed asciutta ma non priva di una sua poesia intrinseca, dà risalto non solo al loro lavoro ma anche alla loro anima, alla loro generosità ed altruismo che superano la paura ed i traumi personali. In Re minore segna finanche il bisogno di raccontare l’accettazione del lutto e l’ineluttabilità della vita, una riflessione che da personale diventa collettiva quando narra le storie di chi svolge un lavoro che – con il dolore – è a stretto contatto, e per cui la perdita è una presenza costante.
Michela Aloisi









