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The Sun Rises On Us All

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VOTO: 6.5

Colpa, perdono, redenzione.

Il regista cinese Cai Shangjun deve avere sicuramente un bel ricordo della Mostra del Cinema di Venezia, dal momento che nel (non troppo) lontano 2011 si è addirittura aggiudicato il Leone d’Argento per la Miglior Regia per il suo People Mountain People Sea, ottenendo, così, anche una certa notorietà internazionale. E così, dunque, proprio al Lido, in occasione dell’82° Mostra d’Arte Cinematografica, egli ha deciso di presentare in anteprima mondiale anche la sua ultima fatica, The Sun Rises On Us All, anch’esso in corsa per l’ambito Leone d’Oro. Sarà riuscito anche stavolta a “lasciare il segno”? Sotto diversi aspetti, potremmo affermare di sì, ma procediamo comunque per gradi.

La storia messa in scena in The Sun Rises On Us All, dunque, è quella di una donna (di cui non sappiamo il nome e che è impersonata da Xin Zhilei) alle prese con un inizio di gravidanza piuttosto complicato. Ella, tuttavia, ha una relazione con un uomo sposato che non sembra intenzionato a lasciare la moglie. Un giorno, improvvisamente, il suo passato torna a bussare alla porta: il suo ex compagno (Zhang Songwen), da poco uscito dal carcere per un crimine commesso, in realtà, proprio da lei, si trova ricoverato in ospedale. Riuscirà la nostra protagonista a farsi perdonare (e, soprattutto, a perdonare sé stessa) per quanto accaduto anni e anni prima?
Tra l’uomo e la donna rancori, gesti concilianti, ma anche una silenziosa vicinanza, dunque, sono all’ordine del giorno. E mentre la donna, permettendo all’uomo di soggiornare temporaneamente in casa sua durante il periodo di riabilitazione, sembra voler fare di tutto per superare i problemi del passato, l’uomo è, in realtà, molto più duro e intransigente, per poi compiere sorprendentemente gesti piuttosto significativi che indicano, in realtà, un amore che non si è mai spento.
Indubbiamente cupo e permeato di un intenso, sordo pessimismo, The Sun Rises On Us All mette in scena un dramma umano dalle connotazioni universali in cui ognuno è, a suo modo, vittima e carnefice allo stesso tempo, in cui nessuno è mai del tutto innocente, in cui una regia solida e pulita ben si sposa con una fotografia dai toni tetri, che quasi sembra voler suggerire il fatto che, contrariamente a quanto si potrebbe evincere dal titolo, sembra non esserci speranza alcuna per un futuro finalmente sereno (particolarmente emblematica, a tal proposito, proprio la complicata gravidanza della protagonista).
Colpa, perdono e redenzione, dunque, sono le vere e proprie colonne portanti del presente The Sun Rises On Us All, all’interno di una storia in cui drammi personali non fanno che sovrapporsi l’un l’altro (spesso, ammettiamolo pure, in modo decisamente eccessivo, al punto di perdere, talvolta, quasi di credibilità) in una sorta di loop da cui sembra davvero impossibile uscire. Ciò davanti a cui ci troviamo, dunque, è un lungometraggio che non cessa mai di inferirci pesanti scossoni morali, che vanta protagonisti indubbiamente ben scritti (e ben interpretati), che in inaspettati twist vede il suo più importante, fortemente simbolico punto di forza. Sarà riuscito, dunque, il nostro Cai Shangjun, a sorprendere piacevolmente anche stavolta la giuria veneziana?

Marina Pavido

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