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Tornando a est

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VOTO: 6.5

Nel nome del Commissario Cattani

Un po’ come il postino che suona sempre due volte o come l’assassino che torna sul luogo del delitto, il bravo Antonio Pisu dopo aver esplorato altre frontiere dell’immaginario cinematografico, con l’intrigante e originale post-apocalittico Nina dei lupi (2023), ha voluto ripercorrere assieme ai suoi bonaccioni (anti)eroi romagnoli Pago, Rice e Bibi il sentiero già tracciato nel precedente, fortunatissimo Est – Dittatura Last Minute (2020). E se nel picaresco sequel Tornando a est (2024) non tutti i meccanismi narrativi appaiono altrettanto funzionali, oliati, scorrevoli, qualche felice intuizione vi si scorge comunque.
Procediamo comunque con ordine. In Est – Dittatura Last Minute, road movie liberamente ispirato al racconto autobiografico Addio Ceausescu di Maurizio Paganelli e Andrea Riceputi (soci fondatori di Stradedellest Produzioni, che ha co-prodotto entrambi i film), avevamo seguito i tre scanzonati tifosi del Cesena – sedotti nel fatidico 1989 dagli storici cambiamenti in Europa orientale – prima a Budapest, poi in Romania, dove il tono ridanciano della loro spedizione avrebbe lasciato gradualmente spazio, grazie ad alcuni sorprendenti incontri, a una visione più matura delle trasformazioni in atto. Nel più recente Tornando ad est, ambientato nel 1991 e quindi a blocco sovietico ormai cancellato dalla Storia, lo stralunato terzetto si ritrova a Sofia, in Bulgaria, motivato a intraprendere questo nuovo viaggio un po’ dalla noia e dall’insoddisfazione subentrate nella vita di ognuno, un po’ dal desiderio di aiutare Bibi a a incontrare Yuliya, la bellissima ragazza bulgara con cui ha una corrispondenza da mesi. Ma anche stavolta lo spirito gaudente romagnolo dovrà confrontarsi con situazioni assai differenti da quelle preventivate.

I protagonisti (e gli attori) sono sempre gli stessi, perciò presentiamoli: Andrea Riceputi detto Rice (Lodo Guenzi), Maurizio Paganelli detto Pago (Matteo Gatta) e Enrico Boschi detto Bibi (Jacopo Costantini), trio dai modi guasconi che ci mette davvero poco a conquistarsi la simpatia del pubblico. C’è da dire però che nel più compatto Est – Dittatura Last Minute, quasi un Everything Is Illuminated (2005) di Liev Schreiber all’italiana, si percepiva una maggiore profondità nell’approcciare la realtà rumena pre-rivoluzione, anche per merito di un canovaccio più solido cui il MacGuffin rappresentato dalla sparizione di una valigia e le fosche apparizioni della Securitate conferivano maggiore spessore.
Le disavventure dei nostri in terra bulgara rimandano invece a un altro topos di simili racconti, ovvero il dilagare della criminalità nei paesi un tempo comunisti, con tutto un susseguirsi di situazioni che vedono all’opera diversi loschi figuri, sia italiani che slavi, impegnati ad arricchirsi attraverso lo sfruttamento della prostituzione o il traffico di dati sensibili.
Ma anche i nostri tre beniamini, grazie ai classici fraintendimenti da commedia degli equivoci, sono destinati ad attirare l’attenzione e i sospetti sia dei poliziotti italiani in trasferta a Sofia, sia di malviventi locali o di criminali giunti direttamente dal Belpaese. Con esiti perlopiù farseschi, sempre pronti però a trasformarsi in qualcosa di più serio, drammatico. Rispetto al “capostipite”, la trama stessa di Tornando a est appare più sfilacciata, ondivaga. Eppure, non mancano né i colpi di scena sapientemente distribuiti nel racconto né gli sketch riusciti, efficaci, da ricordare. E tra i tormentoni più sapidi vogliamo rimarcare proprio quello relativo al successo del La piovra all’estero e alla tragica fine del Commissario Cattani, oggetto qui di una gustosa, ironica rivisitazione.

Stefano Coccia

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