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Kontinental ’25

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VOTO: 8.5

Chi è senza peccato

Già vincitore dell’Orso d’Oro alla Berlinale 2021 con Sesso sfortunato o Follie porno, il celebre, coraggioso e irriverente regista rumeno Radu Jude è voluto tornare anche quest’anno nella capitale teutonica per presentare il suo ultimo lavoro. E così, Kontinental ’25, presentato in concorso alla 75° edizione del Festival di Berlino, si è da subito rivelato come uno dei lungometraggi più attesi della manifestazione cinematografica. Non a torto, naturalmente. Perché, di fatto, anche questa volta il cineasta di Bucarest ha saputo sorprendere pubblico e critica con una storia dalle connotazioni universali che, allo stesso tempo, ci regala un interessante focus sia sulla situazione politica ed economica in un paese come la Romania che, più in generale, sull’epoca in cui viviamo.

E non è un caso, dunque, che il regista, per questo suo lavoro, abbia scelto proprio il titolo Kontinental ’25. Oltre, infatti, a voler omaggiare Europa ’51 di Roberto Rossellini (di cui, tra l’altro, si può anche intravedere la locandina in una scena del film), egli ha voluto tracciare una sorta di parallelismo con la suddetta pellicola, sottolineando, attraverso la storia di una donna, come determinate situazioni tendano a privare gli esseri umani di ogni qualsivoglia barlume di umanità, dando adito, al contempo, a importanti dilemmi morali e sensi di colpa, senza che chi li sperimenta possa in qualche modo trovare consolazione.
E così, in Kontinental ’25, assistiamo alle vicende di Orsolya (impersonata da una straordinaria Eszter Tompa), un ufficiale giudiziario costretta per legge a sfrattare un senzatetto da una cantina, provocando, di conseguenza, il suicidio dello stesso. Secondo la legge, Orsolya ha operato bene e non ha alcuna colpa in merito. La donna, tuttavia, non riesce a darsi pace, decide di prendersi alcuni giorni per sé (rinunciando a una vacanza in Grecia insieme a suo marito e ai suoi figli), si sfoga con un’amica, esce con un suo ex studente per distrarsi, chiede il parere di un prete e vaga apparentemente senza meta per le strade della città. Potrà mai trovare consolazione per quanto accaduto?
Malgrado la drammaticità dei temi trattati (oltre al senso di colpa, infatti, troviamo una tanto lucida quanto satirica analisi sulla politica e sulla situazione locale, con tanto di odio nei confronti di chi viene da un’altra nazione e, soprattutto, carenza di alloggi che spingono le persone ad adattarsi alle più impensabili condizioni), malgrado gli innumerevoli dibattiti che un’opera del genere va inevitabilmente a sollevare, possiamo notare come in Kontinental ’25 sia presente anche una certa ironia. E lo notiamo già dalle prime scene, mentre vediamo il povero senzatetto vagare per i parchi e le strade della città, chiedendo a chiunque un impiego, o mentre, proprio in apertura del lungometraggio, il volto di un politico che promette mari e monti su di un enorme manifesto elettorale ha la bocca coperta (in modo quasi caricaturale) da un lampione.
Ma mentre frasi paradossali, pupazzi che iniziano di punto in bianco a emettere suoni durante la notte ed enormi dinosauri all’interno di un grande parco cittadino possono farci sorridere, ecco che la storia messa in scena in questo arguto e tagliente Kontinental ’25 ci colpisce come un pugno allo stomaco. In poche parole, Radu Jude ha ancora una volta colto nel segno. Questo suo ultimo lavoro è una fotografia lucida e veritiera dei giorni nostri, che dovrebbe spingere tutti a un profondo esame di coscienza. Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Marina Pavido

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