Da Coloropoli alla scoperta del mondo
Vi sono diversi elementi che potrebbero scoraggiare chiunque, in piena estate, si appresti ad andare al cinema per recuperare un titolo come Le avventure di Jim Bottone. E per quanto certe sale della capitale ad agosto lo abbiano programmato soltanto alle 3 del pomeriggio, non ci riferiamo esclusivamente al caldo torrido…
A parte l’ingenuità a tratti deliziosa di un lungometraggio d’altri tempi, pensato per un pubblico di preadolescenti che forse in questi termini non esiste neanche più, vi è uno sfasamento temporale profondo nell’uscita stessa del film: Le avventure di Jim Bottone è stato distribuito in Italia da Be Water Film e Medusa il 1° agosto 2024, ma sarebbe in realtà un titolo del 2018. Rincariamo ulteriormente la dose. Ispirato all’omonimo romanzo di Michael Ende, il film è arrivato da noi solamente adesso, ma in Germania nel frattempo (si parla del 2020) è stato distribuito con successo il sequel Jim Knopf und die Wilde 13, basato a sua volta sul secondo volume del celebre scrittore tedesco, La terribile banda dei Tredici Pirati. Queste circostanze decisamente anomale fanno rima con un’edizione italiana del primo capitolo probabilmente rivedibile, in quanto a doppiaggio e traduzione/adattamento dei dialoghi, con denominazioni fantastiche come Coloropoli e l’antinomica Doloropoli che sembrano rendere solo in parte il testo originale.
Che si ami o no (e noialtri di certo lo amiamo) il libro più famoso di Michael Ende con annesso adattamento cinematografico, La storia infinita, esistono comunque altre ragioni per farsi cullare spensieratamente dalla visione di questo film per ragazzi, basato su un’opera del summenzionato autore molto meno nota nel Belpaese. Non ultima la singolare firma di questa mini-saga fantasy: il versatile Dennis Gansel, cineasta tedesco affermatosi con pellicole decisamente pungenti sul piano socio-politico come I ragazzi del Reich e L’onda, per tentare poi la strada del blockbuster, delle co-produzioni internazionali e del cast con grossi nomi nel successivo, ambizioso Mechanic: Resurrection.
Costui per Le avventure di Jim Bottone ha preso invece in mano una ben fornita tavolozza di colori, così da affrescare mondi fantastici la cui descrizione prende il via dal salvataggio in mare di un trovatello di colore, cui verrà affibbiato in seguito il nome Jim Bottone, destinato per un provvidenziale errore a essere adottato dalla cittadinanza di Coloropoli (secondo altre traduzioni del medesimo racconto, Speropoli): paese assai buffo, in quanto micro-nazione insulare che ai cultori della materia potrebbe ricordare la solitaria piattaforma nell’oceano nota come Principato di Sealand. Le dimensioni di Coloropoli sono quasi altrettanto modeste, sebbene la piccola isola possieda montagne, ferrovie e persino un castello, quello dove vive il dislessico Re Alfonso, i cui sudditi si contano sulle dita di una mano e sono praticamente i suoi vicini di casa. Tra costoro vi sono pure Luca il macchinista (per il sottoscritto l’interprete tedesco Henning Baum ricorda non poco, nella fisionomia e nei modi, il compianto Bud Spencer) e la locomotiva senziente Emma, che assieme al ragazzo si imbarcheranno in un viaggio avventuroso attraverso svariati mondi, con lo scopo di liberare dall’impenetrabile Città del Drago la principessina Li Si – precedentemente rapita in un potente reame della terraferma – e scoprire se possibile le vere origini del sempre più sconsolato Jim, accortosi ben presto di essere stato adottato.
L’iperbolica missione di tale terzetto si snoderà tra divertenti, fantasiose, talora grottesche epifanie: cinesini miniaturizzati, “giganti apparenti”, pittoreschi miraggi nel deserto, grotte dall’oscurità impenetrabile e spaventosi draghi vengono a comporre (o ricomporre) un immaginario fantastico per certi versi classico, forse troppo “derivativo”, ma con alcuni tratti distintivi alquanto sapidi e godibili. Con un budget diverso si sarebbe potuto magari giocare di più sugli effetti visivi, ottenere maggior dinamismo in scena, ma grazie al ben noto eclettismo Dennis Gansel ha saputo comunque dar forma sullo schermo a una fiaba gradevole, spigliata, eccentrica, il cui (provvisorio) epilogo pone peraltro in evidenza soluzioni narrative apprezzabilissime sul piano pedagogico e morale.
Stefano Coccia









