Something about Dark Waves
Il vulcanico Domiziano Delvaux Cristopharo è un film-maker che seguiamo ormai da diversi anni, con interesse crescente, avendoci lui abituato a un approccio al genere assolutamente non convenzionale, visivamente raffinato, disturbante quanto basta per far sedimentare in profondità la visione dei sui film. A Cineclandestino ci siamo sentiti pertanto onorati di poter visionare in anteprima un lungometraggio, Dark Waves, che verrà distribuito più avanti e che con Red Krokodil e Doll Sindrome viene ora a completare un’ideale trilogia, come abbiamo appreso conversando con lui.
Ecco, visto che dalle peculiari atmosfere del nuovo film si rimane facilmente soggiogati, ci soffermeremo sulla sua riuscita a parte, analizzandone specificamente gli spunti che ci hanno più impressionato. Qui invece preferiamo lasciare la parola all’autore!
D: Vorremmo cominciare questa chiacchierata con te, Domiziano, proprio dall’argomento che spesso viene affrontato alla fine di un’intervista, e cioè la distribuzione. Questo principalmente perché abbiamo avuto occasione di vedere un tuo film, Dark Waves, che almeno in Italia risulta ancora inedito. Quali sono quindi le prospettive distributive di tale lungometraggio in Italia e all’estero?
Domiziano Delvaux Cristopharo: Il film uscirà prima dell’estate in USA, ma quasi tutti i miei film son sempre solo di distribuzione internazionale (e reperibili in Italia come prodotti import anche su siti come Amazon o E-bay) a parte alcune piccole parentesi (la sala per P.O.E. e Red Krokodile l’home video per The Museum of Wonders e Shock)… onestamente vista la situazione attuale del mercato italiano, non uscire qui adesso è più un vantaggio che uno “svantaggio”.
D: Quali sono state, invece, l’ispirazione e le circostanze produttive che hanno portato alla realizzazione di Dark Waves? E come si lega questo film alla tua produzione recente, pensiamo in particolare a Red Krokodil e Doll Sindrome?
Domiziano Delvaux Cristopharo: Il film è il primo capitolo della trilogia che affronta le “sensazioni” di Paradiso (Dark Waves), Purgatorio (Red Krokodil) e Inferno (Doll Syndrome), poi per motivi legati ai tempi di post produzione son usciti prima gli altri 2 sovvertendo l’ordine della discesa agli inferni sociali… ma va bene così, son in una fase positiva quindi apprezzo di più che il percorso vada dal buio alla luce… e di luce in Dark Waves ce n’è molta nonostante il titolo. A proposito del titolo, originariamente era Bellerofonte (L’eroe mitologico che uccide la chimera) ma, per motivi di marketing abbiamo dovuto rinunciarvi in quanto in USA il titolo “Bellerofonte” non avrebbe funzionato non essendo facilmente pronunciabile né traducibile.
D: Di Dark Waves abbiamo particolarmente apprezzato le atmosfere, quel senso di orrore, di rimozione e di oscurità che paradossalmente si sprigiona da paesaggi costieri, marini, da un ambiente così solare e mediterraneo. Cosa puoi dirci a riguardo? E come è avvenuta la scelta delle location?
Domiziano Delvaux Cristopharo: Tutto avvenne per caso, mi trovavo in quelle località in vacanza con la mia amica attrice Poison Rouge (la tatuatissima Lisa Rubin di House of Flesh Mannequins) e la polizia locale ci fermò ben 3 volte proprio sotto quella torre. Noi persone tatuate siamo poco raccomandabili in giro di notte, si sa… specie se siamo le uniche persone ad andare a spasso! Così alla terza volta chiedemmo informazioni su quell’edificio che era davvero affascinante e scoprimmo che era un osservatorio di proprietà del comune. Avevo preso appunti su uno strano sogno che raccontava una favola legata a dei morti e una torre sul mare… così iniziai a rendere le idee azione, e le parole… fatti. Ne parlai subito con il mio fido Andrea Cavaletto che dalle mie idee ha tratto una meravigliosa sceneggiatura.
D: Sempre in merito alle questioni che abbiamo precedentemente iniziato a indagare, anche la cosiddetta “torre”, ossia la dimora in cui si ritira la coppia del film, sembrerebbe riproporre il classico tema della “home invasion”, ma da un’angolazione particolare, insolita. Già l’arrivo dei due protagonisti nel singolare edificio, per esempio, viene sottolineato dall’impronta quasi misticheggiante della colonna sonora e da costanti riferimenti alla luce che filtra da fuori. Le nostre impressioni a riguardo sono giuste? E come hai voluto impostare, quindi, questa relazione della coppia con lo spazio che viene ad abitare?
Domiziano Delvaux Cristopharo: Beh non posso “spoilerare” molto, ma… come dici tu intanto Dark Waves è un film molto musicale… la magnifica colonna sonora di Alexander Cimini (già autore della pluripremiata soundtrack di Red Krokodil) è parte integrante delle sensazioni che il film narra attraverso le immagini. Si può definire forse Dark Waves un film “sensoriale” che parla all’udito, alla vista e al cuore. La torre è una dei 3 protagonisti del film, ma la dimora in questo caso diviene quasi viva fondendosi con il personaggio di Jazira (o è Jazira che si fonde con la torre?). Tutto di lei, dal make up “pittorico/decorativo” agli abiti in mosaico della grande Anna Coluccia, ci fanno sospettare che questa donna e questa torre siano di fatto una unica entità, entità astratta o reale in cui l’uomo (uno straordinario David D’Ingeo) si rifugia, in parallelo al rifugio che trova in una misteriosa grotta (la famosa MOUNA felliniana) in un ritorno al rassicurante utero materno.
D: Abbiamo introdotto in qualche modo il discorso relativo al sonoro, alle musiche. Dal tema iniziale, composto da Marco Werba, fino a tutta la colonna sonora di Alexander Cimini, l’ottimo commento musicale sembra portare per mano lo spettatore in un’atmosfera irreale, cosparsa di sottili inquietudini. Come hai lavorato sul rapporto tra immagini e musica?
Domiziano Delvaux Cristopharo: Con Werba tentavamo di collaborare da tempo, e finalmente ci siamo riusciti realizzando un main title theme da brivido, malinconico e potente. Con Cimini avevamo già fatto varie esperienze (Hyde’s, Shock) gli ho lasciato carta bianca sapendo che avrebbe dato il suo meglio, ma si è davvero superato. A contrasto c’è il commento musicale elettronico di Gabriele Elliot Parrini che sottolinea i momenti allucinatori in una dimensione molto “Tangerine Dream” decisamente estraniante. I miei film come sai, son poco parlati, quindi l’aspetto musicale e di sound design diventa fondamentale.
D: Nancy De Lucia e David D’Ingeo, la coppia di protagonisti, regge sulle proprie spalle l’intensità delle situazioni cui sono costretti a rapportarsi, sia nel presente che in un passato dai contorni oscuri. A nostro avviso se la cavano entrambi piuttosto bene, in ogni caso come li hai scelti? E che altro puoi dirci sul casting del film?
Domiziano Delvaux Cristopharo: Nancy De Lucia prima di abbandonarmi per trasferirsi all’estero è stata la mia musa fissa in 5 film… è stata la malinconica e dolce Venere in Museum of Wonders, poi camaleontica protagonista di Bloody Sin assieme a Roberta Gemma… la fragile Celeste in Shock… una attrice mai uguale a se stessa, che si mette in gioco con grande pofessionalità ed umiltà… e di una bellezza senza tempo.
Jazira è una figura quasi mitologica, con dei dialoghi che difficilmente altre attrici avrebbero potuto sorreggere con tanta credibilità. David è un folletto, una creatura di altri tempi… forse non è nemmeno umano. Sofiane è David e David è Sofiane. Un personaggio che resterà impresso nei nostri cuori (è stato così per noi del set, e spero lo sarà anche per gli spettatori) come se lo avessimo conosciuto davvero. Altra presenza di rilievo nel cast è il cameo di Luca Canonici, tenore internazionale già visto nella BOHEME di L. Comencini, e che qui ci regala un prete alquanto bizzarro.
D: Allargando il discorso ai possibili riferimenti stilistici, “cinefili”, sembrerebbe di poterne cogliere diversi. Se la prima parte, col costante riferimento all’acqua e quel senso di minaccia che progredisce lentamente, quasi solennemente, farebbe pensare al J-Horror di qualche anno fa, l’apparizione di spettrali figure dal mare ha qualcosa del Carpenter di The Fog. Per concludere, cosa ci puoi confermare ed eventualmente aggiungere, rispetto a tutto ciò?
Domiziano Delvaux Cristopharo: Come dico sempre… Carpenter, Fellini, Pasolini e Polanski son il pane con cui son cresciuto come persona e come regista. È normale che veda in queste figure la massima espressione della perfezione comunicativa in ambito filmico. Echi dei loro lavori percepibili nel mio umile operato low budget mi rendono fiero… ovviamente Dark Waves non è un horror, è un film drammatico mascherato da fiaba… quindi sicuramente bisogna spogliare il parallelismo con The Fog di Carpenter sul tema della suspance e paura, perché non è quella la sensazione che il film trasmette, anzi… forse solo tanta malinconia.
Per il J-Horror non saprei, forse sta più a te approfondire questo lato se lo hai colto. Per me è involontario, anzi, credo che Dark Waves sia un omaggio al Made in Italy assoluto!
Stefano Coccia









