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Wolfie

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VOTO: 8

L’etica dei “disegni animati”

“Disegni animati” (o cartoni animati) è forse il primo termine con cui si familiarizza, sin dall’infanzia, quando si ha a che fare con l’animazione. Chi tra noi, di ritorno da scuola, non vedeva l’ora di attaccarsi alla televisione per vedere sulla RAI (più raramente) o su una delle tante televisioni locali (quelle, al contrario, ne trasmettevano a profusione) qualche disegno animato?
Buffo, ma l’idea stessa di “disegno animato” assume una duplice valenza in Wolfie (Vlček), poiché attraverso un raffinato gioco meta-linguistico la creatura che opera come illustratrice, nel bel corto di Philippe Kastner, possiede realmente il dono di far prendere vita ai disegni che crea e incornicia su una parete. Fino a comporre un piccolo universo animato e incantato, in apparenza del tutto coeso, armonico e solidale, sebbene l’imprevisto sia sempre dietro l’angolo.

Ci ha fatto pertanto piacere apprendere che al Monsters Fantastic Film Festival 2026 la giuria di bambini del progetto Monsters Kids abbia assegnato il Premio per il Miglior Film del Concorso Internazionale Kids proprio a Wolfie di Philippe Kastner (Repubblica Ceca, 2025), film-maker laureatosi peraltro presso il Dipartimento di Animazione della prestigiosa FAMU di Praga, che anche in tale campo vanta precedenti illustri.
All’assegnazione di tale premio riconosciamo un grande valore formativo per svariate ragioni. Motivi non soltanto di natura artistica, ma anche etica. Primo, ed è un ragionamento inerente al mezzo prescelto, perché i bimbi hanno così dato prova di comprendere e apprezzare un processo creativo, quello che c’è dietro l’atto stesso di disegnare, che contempla una propria idea di mondo. Secondo, perché la preferenza accordata a tale lavoro, in un mondo dove si è costantemente bombardati da impulsi nuovi, valorizza comunque la bellezza dell’animazione tradizionale. Terzo, ma qui si approda a un discorso di natura prettamente tematica, perché nel corso di questo breve racconto cinematografico la magica illustratrice testé menzionata prima tenterà di escludere dalle sue creazioni un lupetto uscito fuori con una piccola imperfezione, quella macchia di inchiostro sul muso causa poi di ulteriori disastri, per rendersi infine conto che quell’esserino animato (in tutti i sensi) dalle migliori intenzioni può comunque interagire amorevolmente con lei e col resto del mondo fatato cui ha dato vita. Bel messaggio, insomma, specie per una platea di giovanissimi qual è in primis la giuria del concorso in questione.

Simili interpretazioni, del resto, collimano anche con le dichiarazioni dell’autore riguardo al proprio lavoro, che abbiamo intercettato durante il festival pugliese e che vogliamo ora proporvi, in chiusura: “L’inchiostro, l’illustrazione, i graziosi animaletti: sono tutte cose che mi ispirano e mi riempiono di gioia. In questo cortometraggio ho cercato di usarli per raccontare una storia. Una storia che parla di gioco infantile, caos, perfezionismo, della condizione del creatore e dell’accettazione delle imperfezioni. Soprattutto, è la storia di due personaggi che trovano il modo di accettarsi a vicenda nonostante le loro differenze e che, grazie a questo, riescono a liberarsi.”

Stefano Coccia

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