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The Last Cheap House

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VOTO: 8

La banalità dell’orrore

Vincitore del Premio della Giuria Studenti (assegnato dai partecipanti al Progetto Pricò – Il Cinema è Giovane) alla nona edizione del Monsters Fantastic Film Festival, The Last Cheap House di Meg Favreau è un horror classico ed avvincente, che mescola il mockumentary con il found footage, riuscendo, in una decina di minuti, a portare il mostro “dentro casa”, nella quotidianità di una giovane coppia innamorata che sta costruendo la propria vita insieme.

Josh e Anna Connelly hanno acquistato una nuova casa ad un prezzo stracciato, ma l’edificio necessita di un completo restauro. Siamo nel 2020, l’anno del Covid e dell’isolamento forzato; i due ragazzi decidono di mettersi alla prova occupandosi personalmente dei lavori necessari, filmando contemporanemente il tutto per il loro nuovo canale social, dedicato proprio al restauro di casa. Simpatia e consigli su cosa non fare conquistano gli spettatori, rappresentando finanche un diversivo in un periodo difficile per la socialità. Dopo diverso tempo, tuttavia, Josh (Jakeem Powell) e Anna (Sami Griffith) smettono di caricare i loro contenuti; e nei primi mesi del 2021 vengono trovati morti nei locali sottostanti la casa. La causa viene attribuita ad una fuga di monossido di carbonio; tuttavia l’ultimo video da loro registrato racconta tutta un’altra storia…

Sebbene il precursore del genere possa essere considerato Cannibal Holocaust (1980), il lungometraggio che lo ha letteralmente consacrato è The Blair Witch Project (1999), un film che ha fatto scuola al cinema, ispirando numerose opere successive. La regista Meg Favreau ammette di averne “un ricordo viscerale”, ed il suo The Last Cheap House riprende proprio la tecnica del found footage (letteralmente “filmato ritrovato”), presentando l’opera come una registrazione reale, girata direttamente dai personaggi della storia e successivamente “rinvenuta” e mostrata al pubblico. Il realismo simulato è reso credibile dalle riprese traballanti, l’audio grezzo, l’assenza di colonna sonora extradiegetica e le interruzioni di segnale, che la Favreau utilizza con maestria, inducendo lo spettatore a credere che il materiale “ritrovato” sia autentico.

A rendere più interessante il suo cortometraggio è la scelta dei due protagonisti: una giovane coppia moderna, molto social, interattiva e realistica; Josh ed Anna catturano immediatamente l’attenzione e la simpatia dello spettatore, che si ritrova a vivere con loro i momenti divertenti e quelli angoscianti senza riuscire a smettere di guardare lo schermo. Non a caso, il film è stato premiato da una giuria di giovani: quelli più aperti ad un futuro che è ormai presente, pronti a recepire come normalità gli influencer ed i canali dedicati; la svolta horror risulta così meno prevedibile, ma al tempo stesso inquietante e magnetica, veicolando la paura verso un qualcosa che non dovrebbe essere lì. L’ambientazione “casalinga”, insieme ai due protagonisti, è uno dei punti di forza del cortometraggio della Favreau; un lavoro che la regista ha curato personalmente, trascorrendo molto tempo sotto la propria casa, cercando e trovando mobili vecchi di decenni e spazzatura lasciati dai precedenti residenti. Il risultato è un’opera ammaliante, divertente e terrificante allo stesso tempo, proprio per i suoi presupposti di un qualcosa “che potrebbe accadere anche a te”.

Michela Aloisi

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