L’ottimismo e la speranza salvano la vita
Ancora per la Settimana del cinema cinese a Roma, abbiamo avuto modo di assistere alla proiezione di Viva la Vida di Yan Han, dramma medico intriso di ironia e – appunto – inno alla vita. La cinematografia che arriva dalla Cina infatti ha il pregio di riuscire a parlare di personaggi con difficili diagnosi mediche senza utilizzare la retorica della tragedia ma piuttosto mescolando una realtà documentale ad una sceneggiatura leggera, capace di portare alla luce il problema affrontandolo con la forza della volontà. L’abbiamo visto in Big World di Yang Lina con l’emozionante storia di Liu Chunhe, affetto da paralisi cerebrale, e lo ritroviamo in Viva la Vida, che ha una vena frizzante ed ironica ancora maggiore.
In Viva la Vida la tragedia è addirittura doppia: Ling Min è una giovane donna affetta da uremia, costretta ad estenuanti sedute di dialisi in attesa di un trapianto di rene; Lyu Tu ha un tumore cerebrale in fase terminale. Un video messo in chat e subito ritirato da Ling Min, ma non abbastanza in fretta da non permettere a Lyu Tu di scaricarlo e vederlo per intero, darà il via ad “una serie di sfortunati (ma non troppo) eventi” che in realtà segneranno un punto di svolta per la vita di entrambi. Un incontro combinato, la tenacia di Lyu Tu nel voler eseguire il piano di Ling Min anche senza più il suo consenso rendono la prima parte di Viva la Vida assolutamente, comicamente, irresistibile, con un ritmo spumeggiante e tempi comici perfetti, mentre la storia si dipana piano piano alternando equivoci, gags, romanticismo e momenti toccanti fino alla repentina svolta drammaticamente intensa dell’ultima parte. Sceneggiatura (a quattro mani con Li Fu) e regia ben si sposano con una colonna sonora pop fresca e vivace e con l’interpretazione sfaccettata e versatile dei protagonisti, Peng Yuchang (Lyu Tu) e Li Gengxi (Ling Min) in primis ma anche Xu Fan (la madre di Lyu Tu), Gao Yalin e Liu Dan (i genitori di Ling Min), in un mix brioso che trasporta lo spettatore in un vortice di emozioni travolgenti ed indelebili.
A latere della storia medica accuratamente descritta e del risvolto romantico, Yan Han mostra altri aspetti importanti della cultura cinese e delle problematiche sociali moderne, a partire dalla fondamentalità del tessuto familiare alle difficoltà abitative. In Viva la Vida i rapporti tra Ling Min e i suoi genitori ultraprotettivi e quelli tra Lyu Tu e la madre effervescente e ai limiti dell’alcolismo sono essenziali per capire il fulcro della società cinese, che mette ancora la famiglia al centro del tessuto sociale, ma mostrano anche i cambiamenti avvenuti nel tempo: dalla normalità dei matrimoni combinati a quello celebrato quasi in segreto e nascosto ai genitori di Ling Min e Lyu Tu, escamotage per garantire un rene a Ling Min, passato e presente si confrontano e si intrecciano, mentre la questione abitativa instabile, con agenti immobiliari senza scrupoli, viene appena accennata ma non passa inosservata.
Il film di Yan Han è un adattamento del saggio “Il contratto matrimoniale più pragmatico, la promessa eterna più emotiva”, ed il regista intreccia una narrazione profondamente emotiva ad un realismo quasi documentale, grazie all’attenzione prestata ai dettagli medici autentici, ad un montaggio jump cut che consente allo spettatore di trovarsi sempre al tempo nella narrazione ed alla cinematografia a mano. Le riprese di Viva la Vida si sono svolte nell’Hunan, a Changsha, centro urbano vitale ed energico che interagisce – “materia viva” – con il racconto, fornendo al tempo stesso sfondo e connessione con la storia.
Michela Aloisi









