Ti offro da bere

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Un posto nella vita

Sull’asse Londra/Genova si dipana la narrazione di Ti offro da bere, spaccato dal sapore socio-antropologico di quella generazione che ha appena scavallato i trenta ma è ancora in cerca di un percorso esistenziale compiuto. Christian (Christian Ivaldi), genovese di nascita, vive nella capitale inglese un po’ per amore, un po’ spinto dal desiderio di diventare un campione di Arti Marziali Miste (MMA). La mancanza di denaro e il coinvolgimento indiretto in affari piuttosto equivoci lo spingeranno a tornare nella natia città ligure, dove proverà a ricostruirsi un’esistenza attorniato dalle conoscenze di gioventù.
Davvero un curioso oggetto cinematografico, l’opera prima di Ilaria Gambarelli, decisamente a due facce. La pretesa di descrivere un disagio dovuto alla mancanza di sicurezza economica dei giovani d’oggi sembra volersi esprimere attraverso – almeno relativamente alla prima parte del lungometraggio – un noir continuamente in attesa di deflagrazione e successivo sfogo, mentre al contrario la violenza rimane solo accennata, tra le righe di un film che si mantiene sui binari piuttosto leggeri e, forse, privi di un autentico baricentro sia narrativo che di messa in scena. Il senso di estraneità inospitale della metropoli inglese nei confronti dell’italiano emigrato, rimane solo sulla carta di una sceneggiatura – opera della stessa regista – di cui si intuiscono le ambizioni ma si fatica a vedere il risultato concreto di uno scatto d’empatia verso il personaggio principale, accerchiato da situazioni assai poco chiare. Tutto cambia, invece, con l’affrettato ritorno in patria – causa per l’appunto minacce incombenti – di Christian. Qui, rifugiandosi nella sincerità cristallina di una commedia capace di sfociare senza indugio nella purezza del melodramma, Ti offro da bere trova la propria ragion d’essere, il suo senso finale. I riallacciati rapporti con la famiglia vengono descritti con brio e piacevolezza, così come l’intero ritorno ad un microcosmo che è sempre appartenuto, nell’intimo, al personaggio principale. In aggiunta la nota vincente che regala a Ti offro da bere lo spessore di un racconto morale in grado di far “crescere” Christian, oltre alla bellezza di una Genova a fungere da osservatore acuto e silente, è la notizia della malattia da cui è affetto un suo caro amico d’infanzia, una grave disfunzione renale. Da qui in poi l’esordio di Ilaria Gambarelli diviene un sostanzioso apologo sulla forza dell’amicizia, quella priva di ipocrisie nonché in tutto e per tutto capace di rendere le persone coinvolte migliori sotto ogni punto di vista.
Come accade di norma anche nella vita, la disincantata commedia più o meno giovanilistica cede il posto al dramma del dolore, facendo di Ti offro da bere una sorta di racconto di formazione quasi perfettamente circolare nella sua compiutezza. E non c’è nemmeno da stupirsi se nel finale qualche lacrima è destinata a sgorgare dagli occhi degli spettatori: succede assai più facilmente quando il passaggio all’età adulta viene descritto da una qualsiasi espressione artistica con toni di partecipazione emotiva. Attendiamo dunque con fiducia la giovane Ilaria Gambarelli alle prossime prove registiche. Una volta disciplinati con maggior cura i toni del racconto, chissà che non possa realmente rivelarsi un nome nuovo nell’asfittico panorama del cinema italiano “emergente”…

Daniele De Angelis

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