The Diary of a Teenage Girl

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Diario di un’epoca

The Diary of a Teenage Girl (2015) è un film diretto da Marielle Heller, sceneggiatrice e attrice teatrale, basato sull’omonima graphic novel di Phoebe Gloeckner. Il romanzo grafico è stato pubblicato in Italia con il titolo “Diario di una ragazzina”.
Alcuni titoli, tradotti in italiano o meno, possono trarre in inganno ed indurre in errore. Dagli errori si sbaglia, questo si sa, ma è anche vero che a pensare male ci si azzecca quasi sempre. Di sicuro un’intestazione come “il diario di una ragazzina adolescente”, nell’epoca dell’iper-consumismo, non aiuta di certo a dissipare dubbi ed incertezze. Si potrebbe pensare infatti ad un teenage-movie facilmente spendibile, magari mal realizzato e indirizzato ad un pubblico giovane alla ricerca di nuove icone da stigmatizzare. Nel caso del bel lavoro della regista Marielle Heller, possiamo dirlo con sicurezza, si andrebbe doppiamente fuori strada. Intanto perché la giovane sceneggiatrice californiana riesce a realizzare un’opera prima molto ben strutturata sotto il profilo tecnico; inoltre perché il target di riferimento è invece un pubblico adulto e in grado di contestualizzarne la pellicola. Marielle Heller ricevette in regalo dalla sorella minore, nel 2007, il libro di Phoebe Gloeckner. Rimase talmente colpita che decise di farne una trasposizione teatrale, con lei come protagonista. Il successo fu così grande che decise di portarlo anche sul grande schermo.
Siamo nella San Francisco degli anni Settanta, Minnie Goetze (Bel Powley) è un’adolescente che aspira a diventare una fumettista e vive la sua crescita in modo del tutto normale. Essa affida le memorie ad un registratore che funge da diario segreto, confessandogli di una relazione intrapresa con il nuovo compagno della madre.
Il milieu da cui si disvela la vicenda è quello di un’America in cambiamento, un’epoca di radicali ripensamenti che influenzeranno senza ombra di dubbio i decenni a venire. La fotografia curata da Brandon Trost, che aiuta a calarsi in un passato solo all’apparenza distante, ricorda esteticamente il lavoro di Peter Jackson, Amabili resti (2009), anche se le due pellicole partono da intenti completamente diversi. Anche in The Diary of a Teenage Girl, la cornice di riferimento rimane intelligentemente in secondo piano, lungi dal voler indurre diatribe o dal dare giudizi, ma di certo influenza il carattere dei personaggi dipinti nel film.
La contrapposizione rappresentata non è solo di ordine generazionale, ma anche e soprattutto sessuale: da una parte la figura della madre di Minnie, Charlotte (interpretata da Kristen Wiig), che incarna l’universo femminile più maturo, già emancipato dalla rigida moralità del passato, ma allo stesso tempo estremamente fragile ed in balia dei propri vizi; dall’altra il compagno della madre, Monroe (Alexander Skarsgård), un affascinante latin lover con il quale Minnie perderà la verginità e che si interfaccerà presto con i sentimenti (e poi con le disillusioni) della ragazzina. Al centro dei due fuochi, questa sorta di Lolita moderna vive dentro di sé una piccola rivoluzione turbolenta, rapportandosi con i cambiamenti del proprio corpo, vivendo la scoperta del desiderio non solo come mero distillato fisico ma anche e soprattutto come veicolo verso i propri sentimenti.
Il risultato è il mondo di Phoebe Gloeckner visto con gli occhi di Marielle Heller, un microcosmo visionario in cui i disegni del fumetto si incontrano con la reale ingenuità di Minnie Goetze, dei suoi sogni, dei suoi errori raccontati ad un mangianastri prima ancora che alle amiche. The Diary of a Teenage Girl, nonostante le delicate e molteplici sfaccettature, è un lavoro che mai scade nella depravazione e nella volgarità, restando invece una favola che contiene in sé molto più di ciò che in realtà sembra mostrare.

Riccardo Scano

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