The Crossing (La Traversée)

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Scampare alle persecuzioni per poi esserne testimoni

Secondo premio (ex aequo con Snotty Boy di Santiago López Jover Marcus H. Rosenmüller) al Future Film Festival 2021, il film di Florence Miailhle universalizza il tema dei profughi e delle persecuzioni politiche e/o religiose attraverso l’animazione. Visto ciò che accade ancora oggi in certe parti del mondo, tra cui adesso anche l’Italia, laddove certi diritti fondamentali possono essere cancellati di punto in bianco dalle autorità con uno schiocco di dita, la scelta della giuria pare sinistramente attuale…

In The Crossing (La Traversée) l’unica redenzione possibile sembrerebbe avvenire attraverso la creazione artistica, alternata a quella testimonianza di eventi terribili che diventa esercizio di storytelling doloroso ma necessario.
Un prologo malinconico ci pone davanti ai ricordi personali e alle opere figurative di una persona, ormai anziana, la quale ha vissuto in passato esperienze crudeli, che le hanno strappato famigliari, amici, amori di gioventù. Una piccola cornice, insomma, dal sapore in qualche modo meta-linguistico. Poiché poi si snoda, acquarellato con stile e grande calore umano, il lungo racconto della protagonista.

Come esplicitato dalla dedica finale alla Nonna, che “un giorno del 1905 lasciò Odessa con i suoi dieci figli, per sfuggire ai pogrom”, vi sono fatti reali che hanno ispirato questa cruda e allucinata fantasmagoria. Ciò pone di fronte ai riflettori la figura stessa dell’autrice, figlia di partigiani francesi che combatterono durante l’occupazione tedesca cui vanno aggiunti, per l’appunto, quegli antenati ebrei polacchi e russi, perseguitati all’epoca dello Zar.
Un sentire privato, quindi, che per questa opera prima della disegnatrice e regista francese è stato opportunamente trasfigurato; proiettandosi, così, verso quella dolente, elegiaca storia di deportazioni, rapimenti, fughe verso la libertà, che dietro i nomi di fantasia attribuiti a persone, etnie e luoghi, ammanta tanti altri vissuti. Tutti drammaticamente reali.

Stefano Coccia

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